Giovedì
13 agosto 2026
Anno V
QUOTIDIANO INTERNAZIONALE INDIPENDENTE
Giovedì, 13 agosto 2026 · Anno V
San Marino attende il suo terzo papa: la libertà, la grazia e la lezione di AgostinoVatican Media
Chiesa cattolica13 agosto 2026

San Marino attende il suo terzo papa: la libertà, la grazia e la lezione di Agostino

Il 22 agosto il Papa sarà il terzo pontefice a visitare San Marino. Prima di lui Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano legato la libertà sammarinese al pensiero del vescovo di Ippona. Ora a raccogliere quel filo sarà il primo papa agostiniano della storia.

ASCOLTA L'ARTICOLO
00:00 / 00:00

In oltre diciassette secoli di storia della Repubblica di San Marino, soltanto due successori di Pietro hanno raggiunto il Monte Titano. Il primo fu Karol Wojtyła, il 29 agosto 1982. Ventinove anni più tardi, il 19 giugno 2011, arrivò Joseph Ratzinger. Il prossimo 22 agosto sarà Leone XIV a compiere la terza visita di un pontefice nella più antica Repubblica del mondo, proprio nell’anno in cui San Marino e la Santa Sede celebrano il centenario delle relazioni diplomatiche, avviate nel 1926.

Prima che Robert Francis Prevost si affacci dal Palazzo Pubblico su Piazza della Libertà e pronunci un discorso destinato a scuotere le coscienze e a richiamare San Marino alla profondità della propria storia e delle proprie responsabilità, vale la pena tornare alle parole pronunciate, quarantaquattro e quindici anni fa, dai due pontefici che lo hanno preceduto sul Titano. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, davanti a quella piccola Repubblica incastonata nella pietra e custode di un’antichissima tradizione di libertà e di fede, scelsero entrambi di affidarsi a una figura particolarmente cara anche a Leone XIV: sant’Agostino.

1982: il testamento della libertà

Quando Wojtyła atterrò a Torraccia in quel lontano agosto, la Repubblica gli si presentò innanzitutto attraverso la propria leggenda fondativa: le parole che la tradizione attribuisce al diacono Marino in punto di morte, "Filii, relinquo vos liberos", figli, vi lascio liberi. Il papa polacco le richiamò nel discorso ai Capitani Reggenti e ne trasse un fondamento teologico: quella libertà nasce da un atto di Dio, la creazione dell'uomo "a sua immagine e somiglianza", e resta autentica finché rimane fedele a quell'origine, cioè alla verità. Poche ore dopo, nell'omelia allo Stadio di Serravalle, la stessa idea si distese in una riflessione più ampia sul Vangelo di Giovanni, "conoscerete la verità e la verità vi farà liberi": citando la propria enciclica d'esordio, la Redemptor Hominis, Wojtyła mise in guardia i sammarinesi da una libertà "apparente", "superficiale" e "unilaterale", quella che si stacca dalla verità sull'uomo per ridursi a capriccio o a interesse privato. La stessa omelia toccò poi la famiglia, definita "cellula fondamentale della società".

Il registro mutò nel pomeriggio, quando Wojtyła si rivolse ai giovani riuniti a Rimini per il terzo Meeting per l'amicizia fra i popoli, in chiusura proprio quel giorno. Lì il papa allargò il discorso alle "risorse dell'uomo": il lavoro, la famiglia, la cultura, e infine Cristo come risorsa ultima, capace di dare senso a tutte le altre. Fu in quella sede, il giorno dopo la festa liturgica di sant'Agostino, che Wojtyła richiamò "le note parole del grande sant'Agostino": "Fecisti nos ad te", "Signore, ci hai fatti per te; e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te".

2011: l'inquietudine che apre all'infinito

Quando Ratzinger raggiunse San Marino, la Repubblica attraversava una stagione assai meno distesa di quella del 1982: la crisi finanziaria internazionale aveva investito in pieno il settore bancario sammarinese, e il discorso che il papa tedesco rivolse ai Capitani Reggenti, nella Sala del Consiglio Grande e Generale, ne portava i segni evidenti, con un passaggio esplicito sulle "difficoltà economiche" del "contesto italiano e internazionale" e sui lavoratori frontalieri che vedevano "in pericolo la propria occupazione". Ratzinger risalì fino al secondo dopoguerra, quando le "ristrettezze economiche" avevano costretto migliaia di sammarinesi a emigrare, per ricordare a un popolo in affanno che aveva già attraversato prove simili. Il nucleo teologico di quel discorso si giocava però altrove, sul concetto di "sana laicità": un rapporto fra Stato e comunità ecclesiale in cui le istituzioni civili restano pienamente autonome, mentre la Chiesa custodisce, senza imporla, la radice etica dei diritti fondamentali. Fu proprio in quel passaggio che Benedetto XVI tornò ad Agostino, citando il De gratia et libero arbitrio per ricordare che la libertà umana, per quanto autentica, resta sempre risposta a un'iniziativa che le viene donata, alla grazia che, come scrive Paolo ai Filippesi, "suscita in noi il volere e l'operare". La stessa dialettica fra dono e libertà che Wojtyła aveva enunciato nel 1982 tornava così, a distanza di una generazione, spostata dal registro della legge naturale a quello, più propriamente agostiniano, del rapporto fra grazia e volontà.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, incontrando i giovani della diocesi a Pennabilli, Benedetto XVI parlò la lingua di Agostino senza mai pronunciarne il nome. Rispose alla domanda del giovane ricco narrata da Marco, "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna", spiegando che dietro quell'interrogativo antico si nasconde un'urgenza sempre attuale, quella di sapere come vivere realmente, per trovare la vita. E invitò i ragazzi a scoprire che il proprio cuore è, testualmente, "una finestra aperta sull'infinito". Si trattava della medesima inquietudine che Wojtyła aveva già individuato, citando le Confessioni, ventinove anni prima rivolgendosi ai padri di quei giovani.

Entrambi i pontefici, arrivati a distanza di una generazione sulla stessa minuscola vetta calcarea che ospita la più antica repubblica ancora esistente al mondo, sentirono il medesimo bisogno: spiegare la libertà sammarinese passando per il vescovo di Ippona.

2026: l'arrivo di un figlio di Agostino

Il 22 agosto salirà sul Titano un pontefice per il quale Agostino è appartenenza di vita. Robert Francis Prevost è entrato nel noviziato dell'Ordine di Sant'Agostino nel 1977, ha emesso i voti solenni nel 1981 ed è stato eletto priore generale dell'intera famiglia agostiniana nel 2001, incarico che ha ricoperto per due mandati consecutivi fino al 2013: dodici anni alla guida di un ordine religioso presente in decine di Paesi. È il primo papa nella storia della Chiesa proveniente da quella famiglia religiosa e, appena eletto, l'8 maggio 2025, ha voluto ribadire di essere "figlio di sant'Agostino".

Nel pomeriggio del 22 agosto, terminata la tappa istituzionale a San Marino, Leone XIV visiterà alla Fiera di Rimini la mostra dedicata proprio a sant'Agostino, allestita per la quarantasettesima edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli, lo stesso appuntamento che Wojtyła aveva salutato quarantaquattro anni fa citando proprio le Confessioni. Il Meeting di quest’anno porta come titolo un verso della Commedia, "l'amor che move il sole e l'altre stelle", chiusura del Paradiso che generazioni di lettori hanno riconosciuto debitrice, in filigrana, della teologia agostiniana dell'amore ordinato, quello che per vie diverse riconduce ogni cosa alla propria origine.

Il 22 agosto, dunque, sul Titano si incontreranno tre fili che attraversano quasi mezzo secolo di storia: la libertà lasciata in eredità da Marino, l’inquietudine del cuore consegnata da Agostino alla tradizione cristiana e la parola di tre pontefici chiamati, in epoche profondamente diverse, a misurarsi con la stessa domanda sul destino dell’uomo e delle comunità politiche. Wojtyła parlò ai sammarinesi della verità che rende liberi; Ratzinger ricordò loro che la libertà ha bisogno di una radice morale e di un orizzonte capace di superare l’immediato. Ora toccherà a Leone XIV, figlio dell’Ordine di Sant’Agostino, raccogliere quella trama e riportarla dentro le inquietudini del presente.

Sarà probabilmente questo il significato più profondo della terza visita papale a San Marino. Non soltanto il gesto diplomatico che suggella cento anni di relazioni con la Santa Sede, né semplicemente l’ingresso di un terzo pontefice nella storia della Repubblica. Sul Monte Titano, dove da secoli la parola «libertà» appartiene all’identità stessa dello Stato, Leone XIV ricorderà che ogni libertà porta con sé una responsabilità e che nessuna società può sottrarsi indefinitamente alla domanda su ciò che intende fare dell’uomo. Una domanda antica quanto Agostino e che, il 22 agosto, tornerà a risuonare da Piazza della Libertà.

d.M.C.

Silere non possum

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Se questo articolo è online, è anche grazie al tuo sostegno.

Silere non possum sceglie di rendere accessibili gratuitamente gran parte delle proprie inchieste e dei propri contenuti, perché il giornalismo indipendente deve poter raggiungere tutti.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di continuare a verificare, raccontare e pubblicare ciò che altri preferirebbero restasse nascosto.

SOSTIENICIABBONATI
Articoli correlati
Leone XIV alle religiose statunitensi: «La Chiesa ha bisogno di voi»
Chiesa cattolica
Leone XIV alle religiose statunitensi: «La Chiesa ha bisogno di voi»
Enzo Bianchi sui lefebvriani: «Lo scisma interroga tutta la Chiesa»
Chiesa cattolica
Enzo Bianchi sui lefebvriani: «Lo scisma interroga tutta la Chiesa»
Leone XIV rilegge il Vaticano II: la Domenica al centro dell’anno liturgico
Chiesa cattolica
Leone XIV rilegge il Vaticano II: la Domenica al centro dell’anno liturgico