Mercoledì mattina i dodici giurati del processo a Lindsay Clancy sono tornati per la quinta giornata consecutiva nella stanza delle deliberazioni del tribunale di Plymouth, in Massachusetts. Il giorno prima, alle dieci del mattino, avevano fatto recapitare al giudice William Sullivan un biglietto in cui dicevano di non riuscire a raggiungere una decisione unanime. Sullivan li ha rimandati a discutere: il processo era durato cinque settimane, con oltre 80 testimoni e più di 300 reperti, e proprio per questo, ha detto, valeva la pena riprovare. Nel pomeriggio i giurati hanno chiesto di andare a casa. In tutto hanno discusso per circa 23 ore.
Il caso è tra i più seguiti negli Stati Uniti da anni e da mesi occupa le televisioni, i podcast di true crime e i social network, dove ha prodotto schieramenti e ostilità che raramente si vedono attorno a un processo per omicidio. La questione che la giuria deve risolvere è insolita. Che Clancy abbia ucciso i suoi tre figli lo ha ammesso lei stessa e non lo contesta nessuno. Ai giurati è chiesto di stabilire se, nel momento in cui lo fece, fosse in grado di capire che era sbagliato.
Cosa successe il 24 gennaio 2023
Nel gennaio 2023 Lindsay Clancy aveva 32 anni e lavorava come infermiera di sala parto al Massachusetts General Hospital di Boston. Viveva con il marito Patrick e i tre figli in una casa al numero 47 di Summer Street a Duxbury, una cittadina sulla costa a sud di Boston. Cora aveva cinque anni, Dawson tre, Callan otto mesi.
La mattina del 24 gennaio Dawson si vestì da solo per la prima volta e il padre lo fotografò mentre saltava verso l'obiettivo con le braccia alzate. Nel pomeriggio Lindsay costruì un pupazzo di neve in giardino con i bambini e mandò le foto a Patrick, che lavorava nel seminterrato. Verso sera Patrick uscì per due commissioni: un passaggio in una farmacia CVS per comprare un lassativo per uno dei bambini e il ritiro di una cena da asporto in un ristorante. Mentre era in farmacia Lindsay lo richiamò: la telefonata durò quattordici secondi, lei capì perché fosse lì e approvò un farmaco generico al posto di quello che cercava. Patrick rimase fuori meno di mezz'ora.
Quando rientrò, intorno alle sei, la casa era silenziosa. La porta della camera da letto era chiusa a chiave; dentro trovò sangue sul pavimento e la finestra aperta. Sua moglie era stesa nel giardino, sotto la finestra del secondo piano, con ferite ai polsi e al collo: gli disse che aveva cercato di uccidersi. Patrick chiamò il 911. Solo dopo scese nel seminterrato e trovò i tre figli a terra, ognuno con un elastico da ginnastica intorno al collo. La registrazione della telefonata al 911, sei minuti, è stata fatta ascoltare alla giuria nel quarto giorno di processo; in aula Clancy ha abbassato la testa e ha pianto tenendo la mano del suo avvocato.
Cora e Dawson furono dichiarati morti quella sera. Ai medici riuscì di far ripartire il cuore di Callan, che però non riprese mai conoscenza e morì tre giorni dopo. Lindsay Clancy fu trasferita in un ospedale di Boston, dove ebbe un arresto cardiaco e fu rianimata; le lesioni alla colonna vertebrale l'hanno lasciata paralizzata dalla vita in giù. Dal maggio 2023 è ricoverata al Tewksbury State Hospital, una struttura psichiatrica statale. In aula si presenta in sedia a rotelle.

I mesi prima
Callan era nato nella primavera del 2022. Nei mesi successivi Clancy cominciò a soffrire di ansia e rinviò il rientro al lavoro. In ottobre le fu prescritto lo Zoloft, un antidepressivo, e da lì le sue condizioni peggiorarono: insonnia grave, pensieri intrusivi, chiamate a linee telefoniche di aiuto per persone in crisi. In dicembre chiese lei stessa di essere ricoverata; il primo gennaio 2023 fu ammessa al McLean Hospital, una delle cliniche psichiatriche più note del paese, e dimessa dopo cinque giorni. La diagnosi restò quella di disturbo d'ansia generalizzato. Un programma specializzato in salute mentale perinatale la rifiutò perché, secondo quanto ha ricostruito la difesa, era "sovramedicata". In pochi mesi le furono prescritti più di una dozzina di farmaci: in aula l'avvocato Kevin Reddington ne ha elencati alcuni su un cartellone colorato, Ativan, Zoloft, Valium, trazodone, buspirone.
Sul telefono di Clancy è stata trovata una nota: "I farmaci mi hanno rubato la maternità e la vita". I medici che la seguivano hanno però testimoniato che non aveva un piano suicidario, non aveva mai espresso l'intenzione di fare del male ad altri e non mostrava segni di psicosi. La sua psichiatra, Jennifer Tufts, la vide il 23 gennaio, il giorno prima: Clancy le disse che stava abbastanza bene.
Circa una settimana dopo i fatti, Clancy telefonò al marito dall'ospedale. Secondo la testimonianza di Patrick non parlò dei bambini: parlò di quello che le era successo, e gli disse di aver sentito una voce maschile che le ordinava di farlo.
Cosa deve decidere la giuria
Clancy è imputata per tre omicidi di primo grado, che in Massachusetts comportano l'ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale. Si è dichiarata non colpevole per infermità mentale, che nel diritto dello stato si chiama "not criminally responsible": una persona non risponde penalmente delle proprie azioni se, a causa di una malattia o di un difetto mentale, non aveva la capacità sostanziale di comprenderne l'illiceità oppure di conformare il proprio comportamento alla legge. Se la giuria lo riconoscesse, Clancy verrebbe internata in una struttura psichiatrica statale. In alternativa i giurati possono condannarla per omicidio di secondo grado o per omicidio colposo (manslaughter).
Il giudice Sullivan ha dato un'istruzione che pesa molto nel caso: un imputato può formare l'intenzione di uccidere e agire con premeditazione anche se soffriva di un disturbo mentale o aveva assunto farmaci. Che Clancy fosse malata lo ha riconosciuto anche l'accusa. La procura del Plymouth County, rappresentata dalle sostitute procuratrici Jennifer Sprague e Shanan Buckingham, sostiene che agì "intenzionalmente, razionalmente e rapidamente". In chiusura Sprague ha riassunto così la domanda per la giuria: se nel momento in cui uccise Cora, Dawson e Callan conoscesse la differenza tra giusto e sbagliato, e se potesse conformare il suo comportamento a quanto richiede la legge.
Reddington ha risposto con due fotografie: la famiglia Clancy sorridente e Lindsay in un letto d'ospedale. "Come si passa da questo a questo?", ha chiesto ai giurati. "Come? Per via di quei maledetti farmaci e delle pessime cure che ha ricevuto." In un altro momento ha mostrato una busta di flaconi vuoti che disse di aver recuperato lui stesso dal comodino di Clancy, chiedendo perché la polizia non li avesse sequestrati.
I periti
Il processo è stato in larga parte un confronto tra psichiatri e psicologi forensi, ed è probabile che sia questo ad aver bloccato la giuria.
Per la difesa ha testimoniato Phillip Resnick, psichiatra forense che si occupa da decenni di filicidio, cioè dell'uccisione di figli da parte dei genitori. Visitò Clancy quattro mesi dopo i fatti e ha concluso che quel giorno fosse "francamente psicotica", con un disturbo bipolare e una psicosi post-parto. Sheila Cavanaugh, un'infermiera presente quando Clancy fu estubata in ospedale, ha riferito che la donna le descrisse una voce "persistente" secondo cui, se non avesse obbedito, né lei né i bambini sarebbero stati al sicuro.
L'accusa ha chiamato tre esperti. Lo psichiatra Avram Mack ha detto di non aver trovato prove di psicosi. Lo psicologo Kirk Heilbrun ha osservato che Clancy non aveva mai avuto allucinazioni prima di quel giorno e che le avrebbe sperimentate soltanto nei circa 18 minuti in cui i bambini furono uccisi, uno schema che ha definito "molto, molto insolito"; a suo parere Clancy uccise i figli perché voleva morire e temeva di lasciarli soli. Reddington gli ha contestato la competenza sull'argomento, dato che la sua esperienza con la salute mentale post-parto risaliva a un lavoro con un gruppo di donne nel 1982. L'ultimo teste è stato Gregory Saathoff, psichiatra forense che collabora con l'FBI: ha valutato Clancy due volte via Zoom e ha concluso che la sua condizione fosse un disturbo d'ansia e bipolare aggravato dall'insonnia dovuta allo Zoloft, senza una psicosi post-parto. Ha insistito su quella che ha chiamato "pianificazione preparatoria": le ricerche sul telefono, la misurazione della distanza tra casa e il ristorante, la scelta di agire nella finestra di tempo in cui il marito era fuori, dopo averlo mandato a fare una commissione più lunga. Ha aggiunto che è raro che una persona in preda a un'allucinazione di comando la esegua subito, e che la voce smetta dopo.
Un punto tecnico è diventato centrale. Il manuale diagnostico dell'Associazione psichiatrica americana classifica come "a esordio peripartum" solo i disturbi che compaiono entro quattro settimane dal parto; Callan aveva otto mesi. La difesa ha invocato i criteri dell'Organizzazione mondiale della sanità, che prevedono una finestra più lunga, e gli studi secondo cui i disturbi psichiatrici legati al parto possono manifestarsi entro il primo anno. La psicosi post-parto colpisce tra una e due donne ogni mille dopo il parto; nella grande maggioranza dei casi non porta a violenze contro i figli.
Il peccato mortale
Un episodio ha fatto discutere più di altri. Durante il controinterrogatorio di Susan Clancy, la ex suocera di Lindsay, la procuratrice Sprague le ha chiesto se fosse una cattolica praticante e poi se sapesse che l'omicidio è considerato un peccato mortale. Il giudice ha interrotto e ha ordinato ai giurati di ignorare la domanda. Quando più avanti Heilbrun ha ripreso il tema della fede cattolica di Clancy e del peccato mortale, Reddington ha gettato la penna sul tavolo, ha accusato la procura di "cattiva condotta intenzionale" e ha chiesto l'annullamento del processo; Sullivan ha respinto la richiesta. I Clancy erano parrocchiani della Holy Family Church di Duxbury. Il parroco, Robert Deehan, che aveva battezzato Callan pochi mesi prima, il giorno dopo i fatti andò in ospedale e amministrò a Lindsay, incosciente, l'unzione degli infermi. Da allora la sostiene; in aula l'avvocato lo chiama "padre Bob".
Il marito
Patrick Clancy è stato il primo testimone dell'accusa, il 27 luglio, e ha ripercorso minuto per minuto la sera del 24 gennaio. Nell'ottobre 2024 aveva parlato con il New Yorker in una lunga intervista di Eren Orbey: "Non ero sposato con un mostro. Ero sposato con una persona che si è ammalata". Il giudice ha poi ordinato a Condé Nast, l'editore della rivista, di consegnare alla procura le registrazioni di quei colloqui. Nel frattempo, Patrick ha divorziato e si è risposato. In rete una parte dei sostenitori di Lindsay lo accusa di essere il vero responsabile, senza alcun elemento a supporto.

Il pubblico
Il tribunale di Plymouth è stato circondato per settimane da telecamere e da donne con magliette rosa e scritte come "She Needed Help" (aveva bisogno di aiuto) e "Stand in Peace for Lindsay". Nella prima settimana di processo se ne sono radunate centinaia. È un fenomeno raro: altre madri accusate di aver ucciso i figli, come Susan Smith o Casey Anthony, erano state accompagnate da un'ostilità quasi unanime; questa volta i social network hanno preso in gran parte le parti della difesa e hanno attaccato i procuratori. All'estremo opposto il commentatore conservatore Matt Walsh ha scritto su X che in una società giusta "l'unico dibattito su Lindsay Clancy sarebbe su quale metodo di esecuzione usare".
Ieri, 1° settembre, mentre la giuria era bloccata, il Wall Street Journal ha pubblicato un editoriale di William McGurn, ex capo degli speechwriter di George W. Bush, intitolato "Giustizia per la 'mamma assassina'". McGurn invita a compatire i giurati: dodici cittadini comuni, nove donne e tre uomini, ai quali è chiesto di applicare la legge a un caso in cui persino gli esperti di salute mentale non concordano su nulla, dalla voce che Clancy dice di aver sentito all'esistenza stessa della psicosi. Per ognuno dei verdetti possibili, scrive, si potrebbe costruire un'argomentazione plausibile, e nessuno soddisferà tutti. Aggiunge che, comunque vada, Clancy non tornerà a casa: ha perso i figli, è in sedia a rotelle, il marito l'ha lasciata e si è risposato; se non in prigione, passerà gli anni a venire in una struttura psichiatrica. La giustizia che le è già toccata, conclude, è più dura di qualunque sentenza un tribunale possa emettere, e il fatto che se la sia procurata da sola aggrava soltanto la condizione in cui vive.
Cosa può succedere adesso
La giuria ha cominciato a deliberare giovedì 27 agosto. Venerdì ha chiesto di vedere i flaconi dei farmaci e il coltello ammessi come prove. Lunedì il giudice, congedandola, le ha detto di "tenere la rotta". Martedì è arrivato il biglietto sullo stallo.
In Massachusetts il giudice può rimandare in camera di consiglio una giuria che si dichiara bloccata non più di due volte senza il suo consenso. Se l'impasse persiste può dichiarare il mistrial, cioè l'annullamento del processo: in quel caso la procura decide se rifarlo daccapo o se negoziare un patteggiamento. Il precedente che tutti citano nello stato è quello di Karen Read, accusata di aver ucciso il compagno, un poliziotto di Boston: nel 2024 la sua prima giuria si arrese dopo 27 ore e cinque giorni, e nel giugno 2025 un secondo processo la assolse dall'accusa di omicidio. Interpellato su cosa farebbe in caso di giuria bloccata, Reddington ha risposto con due parole: "Lo rifacciamo".



