Léon Marchand torna a nuotare a Parigi con un programma ridotto all'osso, e la notizia dice più sulla sua versatilità di quanto potrebbe dire una nuova medaglia. Il ventiquattrenne francese, il volto più celebrato delle Olimpiadi di due anni fa in questa stessa piscina, agli Europei che si concludono domenica ha dovuto rinunciare proprio alle prove che lo avevano reso leggendario: i misti, dove alternava con naturalezza farfalla, dorso, rana e libero, e i 200 rana, il titolo olimpico che porta ancora al collo. Una lesione al muscolo pettineo della coscia destra, comparsa a giugno durante i campionati nazionali e riacutizzatasi a luglio in allenamento, ha convinto lo staff medico della nazionale a escluderlo da ogni gara che comporti la rana. Restano solo i 200 farfalla e i 400 stile libero, specialità in cui l'articolazione dell'anca viene sollecitata meno.
È un ridimensionamento che capovolge il copione a cui il pubblico si era abituato. Marchand ha costruito la propria fama sulla capacità di eccellere in tutti e quattro gli stili contemporaneamente, un'anomalia nel nuoto contemporaneo, dove la specializzazione resta la norma. Privato del terreno in cui quella superiorità multipla si manifesta più chiaramente, si trova ora a dover mostrare qualcosa di diverso: che la sua classe regge anche fuori dal territorio più familiare.
I 400 stile libero, in particolare, rappresentano un terreno quasi vergine per lui. Nelle rassegne più importanti non ha mai conquistato un podio individuale in questa distanza, complice una concorrenza durissima e un calendario che lo ha sempre visto impegnato altrove. Ad aprile, però, negli Stati Uniti, dove risiede e si allena, aveva già lasciato intravedere margini di crescita nuotando quella distanza in un tempo che lo collocava tra i migliori undici al mondo della stagione. E pochi giorni fa, nella staffetta mista vinta insieme ai compagni, ha abbassato il proprio primato personale sui 200 stile libero di quasi tre secondi, un progresso che difficilmente si spiega soltanto con la buona forma del momento.
Dietro ai numeri c'è un atleta noto per un rapporto quasi ingegneristico con la propria routine: pianifica il riposo, i pasti, persino l'orario del caffè in funzione dell'allenamento successivo. Un rigore che rischierebbe di diventare ossessivo se non fosse bilanciato da interessi che lo allontanano fisicamente dalla vasca, dal pianoforte al brevetto di volo che sta conseguendo. È forse questo equilibrio, più che il talento in sé, ad avergli permesso di trasformare un infortunio fastidioso in un'occasione per lavorare su aspetti della preparazione che aveva sempre trascurato, dalla riabilitazione al riscaldamento pre-gara.
Resta da vedere se tutto questo basterà a portarlo su un podio individuale nello stile libero, disciplina che negli ultimi anni ha visto emergere nuotatori allenati specificamente per quella distanza e per nessun'altra. Ma la scommessa di Marchand, quest'estate, non riguarda soltanto il cronometro: riguarda la possibilità di restare il nuotatore più completo del pianeta anche quando gli vengono tolte le gare in cui quella completezza si vede meglio.
L.V.
Silere non possum



