Tallinn - L'Estonia conta di nuovo una comunità monastica ortodossa maschile, la prima istituita dalla Chiesa Apostolica Ortodossa Estone (EAOC) in svariati decenni. Il luogo si chiama Kirikla, un pugno di case nel comune di Saue, contea di Harju, a circa quaranta chilometri dalla capitale Tallinn. Qui, dentro una vecchia fattoria donata da un imprenditore locale, vivono oggi due religiosi: il vescovo Damaskinos e padre Paisios.
La fondazione risale al 2025, ma il primo assenso ufficiale dell'assemblea plenaria della Chiesa ortodossa estone porta la data del novembre dello stesso anno. Da allora la piccola fraternità ha preso forma attorno a quattro celle, chiamate in estone kelliad, ricavate negli ambienti della fattoria.
Per comprendere il peso di questo evento occorre risalire alla storia recente dell'ortodossia nei paesi baltici. L'ultima volta che dei monaci avevano vissuto stabilmente in territorio estone risale al periodo tra le due guerre, quando il paese godeva della propria indipendenza. Il punto di riferimento spirituale era allora il monastero di Petseri, oggi Pskov-Pečory, rimasto dopo i mutamenti dei confini novecenteschi sul versante russo, fuori dalla giurisdizione estone. Da quel momento la vita monastica maschile della Chiesa ortodossa autoctona si è di fatto interrotta, complice anche la lunga parentesi sovietica, durante la quale la religione veniva scoraggiata e la maggior parte dei conventi chiusa.
Chi sono i protagonisti
Damaskinos, quarantunenne di origini finlandesi, è la figura chiave del progetto. Tonsurato monaco nel 2016 al monastero di Xenophontos, sul Monte Athos, vi fu ordinato sacerdote due anni più tardi. Vanta una formazione fuori dal comune: due lauree magistrali, in teologia e in filosofia, oltre a una in musicologia, e un dottorato in teologia. Dal 2015 insegna teologia sistematica e patristica all'Università della Finlandia Orientale. Parla dieci lingue, tra cui l'estone e il russo, e legge in altre sei lingue classiche. Il 12 gennaio 2025 è stato consacrato vescovo di Haapsalu nella città di Pärnu.
Al suo fianco c'è padre Paisios, che condivide con lui le giornate scandite dai ritmi appresi sul Monte Athos: veglia solitaria all'alba, liturgia comunitaria al mattino, lavoro nei campi o nei cantieri, seconda funzione serale e infine un breve tempo libero. I due non sembrano preoccuparsi della propria esiguità numerica. Il vescovo ha dichiarato che la vera preoccupazione riguarda la qualità spirituale dei religiosi, più che il loro numero.
Kirikla non è la sola presenza monastica della Chiesa ortodossa estone. Sull'isola di Saaremaa esiste già da tempo il monastero femminile di Reomäe, dove vivono suor Porfyria e la novizia suor Maria, entrambe sotto la guida spirituale dello stesso Damaskinos, che riveste così il ruolo di padre spirituale di entrambe le comunità.

Una Chiesa, due giurisdizioni
La EAOC, sotto la cui egida nasce Kirikla, fa capo al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. In Estonia convive però un'altra Chiesa ortodossa, legata canonicamente al Patriarcato di Mosca, che sul territorio nazionale conta ancora oggi più fedeli battezzati. La nascita di un cenobio maschile legato a Costantinopoli assume dunque un significato che va oltre la semplice cronaca religiosa locale, inserendosi nella più ampia partita ecclesiale che negli ultimi anni contrappone le due giurisdizioni ortodosse nei paesi baltici e non solo.
Un controvento europeo
La vicenda di Kirikla si inserisce in una tendenza controcorrente rispetto al panorama monastico europeo, dove diversi istituti, di ogni tradizione, chiudono i battenti per mancanza di vocazioni. Lo storico della Chiesa Priit Rohtmets, docente all'Università di Tartu, legge nel piccolo esperimento estone un segnale più ampio: tra i giovani cresciuti dopo il crollo del blocco sovietico, privi delle diffidenze verso la religione ereditate dalle generazioni precedenti, starebbe emergendo una curiosità spirituale inedita, libera da pregiudizi sia positivi sia negativi. Una condizione che, secondo lo studioso, apre nuovi spazi alle comunità religiose.
I due monaci di Kirikla sembrano consapevoli di questa opportunità. Pur essendo ancora impegnati a sistemare la propria dimora, aprono le porte del monastero in determinati giorni e usano i social media per invitare pellegrini e semplici curiosi a conoscere da vicino uno stile di vita agli antipodi rispetto ai ritmi della società estone contemporanea, tra le più secolarizzate d'Europa. Per sostenersi, i religiosi contano sulla vendita dei prodotti dell'orto e su lavori artigianali come la produzione di candele e incenso, oltre alle donazioni dei fedeli, raccolte anche attraverso un'associazione benefica statunitense dedicata al sostegno della vita monastica atonita in Finlandia ed Estonia.



