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Niente santi in Vaticano: il conto degli appalti e dei pasticci di Fabene lo pagano le Cause
Città Del Vaticano03 luglio 2026

Niente santi in Vaticano: il conto degli appalti e dei pasticci di Fabene lo pagano le Cause

La visita del Revisore fa emergere anomalie e impone nuove cautele. Il risultato è un Dicastero rallentato, Positio bloccate e nessun nuovo santo

Città del Vaticano - Molto presto la Prelatura di Pompei potrebbe ritrovarsi a piangere amaramente le sue ultime lacrime. In Vaticano, invece, qualcuno potrebbe finalmente tirare un sospiro di sollievo.

Negli ultimi anni il Dicastero delle Cause dei Santi ha attraversato una delle stagioni più opache della propria storia. E, non casualmente, molto di quanto è avvenuto porta il segno del pontificato di Francesco. Si tratta di un organismo complesso e delicatissimo: non soltanto per la materia di cui si occupa, ma anche per gli interessi, le relazioni e le pressioni che inevitabilmente gravitano attorno a uno degli organismi più sensibili della Santa Sede.

Il Dicastero, infatti, amministra un rilevante flusso di risorse economiche connesso all’istruzione delle Cause dei santi. Denaro impiegato per la raccolta della documentazione, le perizie mediche e storiche, le consulenze specialistiche, le analisi e tutti gli adempimenti necessari a sostenere un procedimento di beatificazione o canonizzazione. Un ambito nel quale la serietà, la competenza e la trasparenza dovrebbero essere requisiti non negoziabili.

Papa Francesco, invece, ha finito per considerare questo Dicastero una sorta di parcheggio. Vi collocò il cardinale Giovanni Angelo Becciu, dopo averlo rimosso dalla Segreteria di Stato. Poi, quando decise di colpire senza pietà anche lui, affidò l’ufficio a un uomo di assoluta fiducia: Marcello Semeraro.

Un prefetto senza competenze

Il dramma di Semeraro, originario di Monteroni di Lecce, è quello di non aver saputo fare altro, lungo tutta la sua carriera ecclesiastica, se non cercare reti alle quali aggrapparsi. Quegli stessi “arrampicatori” di cui Bergoglio parlava spesso, salvo poi circondarsene con una costanza quasi metodica. Semeraro riuscì a farsi nominare vescovo durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Con Jorge Mario Bergoglio, poi, intratteneva rapporti già prima dell’elezione al soglio di Pietro. Quando il gesuita divenne Papa, lo nominò immediatamente segretario del Consiglio dei cardinali, collocandolo così in una posizione delicata e di grande rilievo.

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