Nell’ambiente clericale e para clericale (ragazzini da sagrestia, sartorie, collaboratori di realtà clericali, ecc…) esiste un lessico non scritto che si trasmette già dai corridoi dei seminari, nelle case religiose, persino nelle stanze delle sacrestie o nei messaggi tra confratelli.
È l’uso del femminile per riferirsi, con ironia o disprezzo, a un altro uomo. Una consuetudine talvolta rivendicata come scherzosa, altre volte usata in modo tagliente e sottile. Ma dietro la battuta c’è un intero sistema simbolico che merita di essere analizzato.

Nomignoli e disprezzo: l’uso del femminile per ridicolizzare nel mondo (para)clericale
Quando il presbiterio diventa un palcoscenico di insicurezze e proiezioni, il linguaggio smaschera ciò che qualcuno si porta dentro
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