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Dall’America il progetto per mettere sotto controllo le coscienze dei seminaristi
Chiesa cattolica19 luglio 2026

Dall’America il progetto per mettere sotto controllo le coscienze dei seminaristi

Il McGrath Institute dell'Università di Notre Dame pubblica dodici proposte sulla formazione seminaristica. Fra queste, la registrazione datata di chi confida un'attrazione omosessuale e l'erosione programmata del segreto terapeutico. Un testo che calpesta il diritto canonico, la deontologia clinica e la stessa dottrina della Chiesa.

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In queste ore alcuni siti di area tradizionalista stanno rilanciando con malcelato entusiasmo un rapporto pubblicato dal McGrath Institute for Church Life dell'Università di Notre Dame, «Do You Know Them to be Worthy?», dodici proposte rivolte a vescovi, rettori ed équipe formative sulla valutazione dell'idoneità dei candidati agli Ordini sacri. Lo studio viene presentato come il rimedio definitivo alla crisi degli abusi. Si tratta di un documento vergognoso, che sotto il vessillo della «qualità» propone pratiche contrarie al diritto canonico, alla prassi costante della Chiesa e alla deontologia delle professioni sanitarie.

Chi sono gli autori

Firmano il testo don Thomas V. Berg e lo psicologo Timothy G. Lock. Nessuno dei due possiede competenze canonistiche, eppure entrambi si avventurano a riscrivere la disciplina dei fori e a ridefinire categorie contenute in documenti della Santa Sede. Berg, dottore in filosofia, ha trascorso ventitré anni nei Legionari di Cristo, la congregazione di Marcial Maciel, dove è stato professore e confessore nel seminario di Thornwood, conseguendo il dottorato presso il Regina Apostolorum, ateneo della medesima congregazione; ne è uscito nel 2009. Che un uomo formato per oltre due decenni nel sistema assurto a paradigma della commistione dei fori e del controllo delle coscienze proponga oggi di allentare la separazione fra foro interno e foro esterno costituisce un dettaglio rilevante.

Lock, dal canto suo, siede nel consiglio di amministrazione di Courage International, organizzazione statunitense che propone alle persone omosessuali terapie di conversione. Riemerge così il consueto e pericoloso corto circuito tra orientamento sessuale, disturbi della sfera affettiva e comportamenti abusivi: realtà profondamente diverse vengono sovrapposte, alimentando pregiudizi e confusione. Figure che difficilmente troverebbero legittimazione in altri contesti continuano invece a ottenere ascolto e spazio all’interno della Chiesa. Con simili premesse, la pretesa di dettare all'episcopato statunitense, e implicitamente alla Chiesa universale, i criteri del discernimento vocazionale appare quantomeno temeraria.

Sia chiaro: alcune preoccupazioni di fondo del rapporto meriterebbero ascolto. Insistere sulla qualità dei candidati anziché sui numeri, chiedere una seconda valutazione psicologica nel corso dell'iter, pretendere la preparazione dei formatori, dare peso al giudizio delle équipe rispetto alle pressioni di certi vescovi: nulla da eccepire. Il problema risiede negli strumenti, che tradiscono un'idea poliziesca della formazione e una concezione ancillare della psicologia.

La direzione spirituale ridotta a strumento di scrutinio

La Proposta 5 dichiara che uno degli scopi della direzione spirituale e della psicoterapia dovrebbe consistere nell'aiutare il seminarista a trasferire nel foro esterno quanto emerso nel foro interno, in vista del giudizio di idoneità. Il can. 240 §2 stabilisce che nelle decisioni sull'ammissione agli Ordini o sulla dimissione dal seminario non può mai essere richiesto il parere del direttore spirituale e dei confessori; la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (n. 197) ribadisce la distinzione rigorosa dei due ambiti. Assegnare al foro interno una funzione servente rispetto allo scrutinio significa svuotarlo della sua ragion d'essere e dissolvere la fiducia che lo rende fecondo. Quale seminarista aprirà ancora il proprio cuore sapendo che quella confidenza è destinata, per progetto istituzionale, a finire sul tavolo del rettore?

Il terapeuta trasformato in informatore

Ancor più allarmante la disinvoltura con cui il rapporto descrive, senza condannarli, i modelli di «confidenzialità» in uso nei seminari cattolici: in uno di essi il seminarista firma, all'inizio del percorso terapeutico, una liberatoria che autorizza lo psicoterapeuta a riferire al rettore i comportamenti giudicati gravi; in un altro la riservatezza viene erosa per tappe programmate, anno dopo anno, fino alla trasmissione di una relazione al formatore. Le Orientazioni della Congregazione per l'Educazione Cattolica (2008) esigono un consenso previo, esplicito, informato e libero. Anche la Conferenza Episcopale Italiana lo ha ribadito recentemente nella nuova Ratio Nationalis. Un consenso sottoscritto come condizione di accesso alla formazione, entro un rapporto di radicale asimmetria, libero non è. Sul piano deontologico, poi, una terapia in cui il paziente sa che il clinico riferisce al superiore cessa semplicemente di funzionare: la psicologia viene piegata a strumento di sorveglianza, l'esatto rovesciamento della sua vocazione. Ad aggravare il quadro, la Proposta 3 immagina un Direttore dei Servizi Psicologici che cumula ruoli inconciliabili: terapeuta dei seminaristi, consulente dei formatori, membro della commissione ammissioni. Un conflitto di interessi strutturale che nessun ordine professionale tollererebbe.

La schedatura di chi confida un'attrazione omosessuale

Il punto più clamoroso giunge con la Proposta 12. Una proposta che ci dice molto di chi ha firmato questo documento e ben poco dei seminaristi a cui si vorrebbe applicare il testo. Quando un candidato rivela di sperimentare un'attrazione verso persone del medesimo sesso, si dovrebbe inserire nel suo fascicolo un memorandum recante la data della rivelazione, così da consentire a vescovi, rettori e direttori vocazionali di «seguirlo nel tempo» e fornirgli i mezzi per «superare» la propria condizione, qualora risultasse transitoria. Una schedatura in piena regola, in frizione evidente con il can. 220, che tutela il diritto di ogni fedele alla buona fama e alla riservatezza. Senza considerare la grave violazione della privacy. Gli autori si spingono oltre, coniando una pseudo-diagnosi: se l'attrazione perdura oltre cinque anni, essa muterebbe da «transitoria» a «radicata». Il lessico clinico adoperato (diagnosis, symptoms) patologizza ciò che nessun manuale scientifico annovera fra le patologie da mezzo secolo. La nota 50 tocca il fondo, paragonando la distinzione fra le due categorie a quella fra Disturbo Acuto da Stress e Disturbo Post-Traumatico da Stress: l'orientamento sessuale accostato a un disturbo conseguente a un trauma, con la sola variabile della durata dei «sintomi». La nota 51 recupera infine il linguaggio del «superamento» delle tendenze, con echi sinistri delle logiche riparative che le principali associazioni professionali condannano da decenni.

L'errore antropologico di fondo

Qui occorre allargare lo sguardo. Il rapporto invoca l'Istruzione del 2005 sull'ammissione al seminario delle persone con tendenze omosessuali, radicalizzandola peraltro: gli autori scrivono che essa «esclude esplicitamente gli individui con SSA dagli Ordini», mentre il documento vaticano riguarda le tendenze profondamente radicate, chi pratica l'omosessualità o chi sostiene la cosiddetta cultura gay. Ma anche a prendere l'Istruzione nella sua formulazione autentica, quella posizione, che rappresenta il massimo di quanto la Chiesa abbia ritenuto in materia, riposa su una comprensione difettosa dell'omosessualità. La persona omosessuale, al pari di quella eterosessuale, è chiamata alla castità: nulla di più, nulla di meno. Il celibato vincola ogni ordinando nella medesima misura (can. 277 §1); la promessa è identica, la rinuncia è identica, quale che sia l'“inclinazione” (termine che la Chiesa utilizza e del tutto ascentifico) di chi la pronuncia. Il Catechismo (nn. 2358-2359) esige per le persone omosessuali «rispetto, compassione e delicatezza» e le chiama alla castità come vi chiama chiunque altro. Se il criterio di idoneità consiste nella maturità affettiva e nella capacità di vivere la continenza con libertà interiore, come afferma la stessa Ratio (n. 110) citata dagli autori, quel criterio risulta per sua natura neutrale rispetto all'orientamento, poiché si misura sulla condotta e sull'integrazione del candidato. L'orientamento del singolo non deve costituire un problema né, tantomeno, un oggetto di interesse per l'autorità.

Del resto il rapporto si confuta da solo. Nessun memorandum datato viene previsto per chi dichiara trascorsi sentimentali o sessuali con donne: per costoro la nota 35 contempla un semplice differimento dell'ammissione. Sotto sorveglianza speciale finisce soltanto l'omosessualità in quanto tale, trattata alla stregua di condizione morbosa da monitorare. E nella Proposta 11 gli stessi partecipanti al summit riconoscono di conoscere e amare confratelli sacerdoti con questa inclinazione, che hanno battezzato i loro figli, benedetto i loro matrimoni, accompagnato i loro lutti; salvo raccomandare, poche righe più sotto, di sbarrare la strada verso la configurazione a chi presenta un'attrazione stabile. L'esperienza addotta smentisce la conclusione raggiunta.

Le cadute contabilizzate

Merita un cenno anche la Proposta 10, che stabilisce criteri temporali di continenza - dodici mesi senza «cadute» prima dell’ordinazione diaconale - e affida ai formatori il compito di valutare la frequenza delle ricadute nell’uso della pornografia e nella masturbazione. Trasferire sul piano amministrativo e disciplinare una materia che appartiene anzitutto alla coscienza e al foro interno produce un effetto facilmente prevedibile: premia chi sa dissimulare e penalizza chi sceglie di parlare con sincerità. Lo stesso rapporto riconosce che molti seminaristi nascondono queste difficoltà persino ai direttori spirituali, ma non sembra accorgersi che il sistema proposto finirebbe per rafforzare proprio quella reticenza.

Dagli Stati Uniti arriva così l’ennesimo modello formativo ossessionato dalla sorveglianza della sfera sessuale, quasi che la maturità di un candidato possa essere misurata contando giorni di astinenza, cedimenti e confessioni. Il punto decisivo dovrebbe essere un altro: verificare se la persona possieda sufficiente equilibrio affettivo, libertà interiore e capacità di affrontare responsabilmente le tensioni della vita quotidiana. Una simile contabilità delle cadute apparirebbe grottesca se fosse applicata sistematicamente ai fidanzati che si preparano al matrimonio. Ordine e Matrimonio hanno finalità differenti, ma appartengono entrambi alla vita sacramentale della Chiesa: non vi è alcuna ragione per trattare il primo come se richiedesse un controllo delle coscienze che, nel secondo, sarebbe immediatamente giudicato invasivo e improprio.

Il metodo

Resta la domanda sull'autorevolezza. Gli autori riconoscono che le conclusioni rappresentano il loro «giudizio prudenziale», irriducibile alle posizioni del summit di esperti convocato a Notre Dame; al vertice ha preso parte un solo vescovo; sulla proposta più severa in materia di continenza mancava il consenso; i dati dello studio CARA vengono adoperati in modo selettivo. Un documento che aspira a orientare l'episcopato poggia dunque, per ammissione dei firmatari, sull'opinione di due persone. Che certi ambienti tradizionalisti salutino con giubilo un testo simile la dice lunga sulla loro idea di Chiesa: fascicoli, sorveglianza, terapeuti al servizio del potere, coscienze rese trasparenti all’autorità. Insomma, l’idea è schedare per poi ricattare; guardare nelle mutande altrui, ma mai nelle proprie.

Sarebbe interessante conoscere, infatti, la vita di coloro che sponsorizzano questo sistema. Di alcuni, peraltro, si conosce già, ed è orientata in senso esattamente opposto rispetto a quanto scrivono. Se questo schema fosse stato applicato a loro, probabilmente non sarebbero mai stati ordinati. Ma i tradizionalisti sono così: inflessibili con le coscienze altrui, molto libertini con sé stessi. Gli altri sono tutti peccatori; ma se sorprendono te a rubare i soldi delle scommesse e a evadere il fisco, allora sei la vittima del sistema. No?

La serietà nella selezione dei candidati, che tutti auspichiamo, passa attraverso formatori preparati, una psicologia rispettata nella sua autonomia e l’osservanza scrupolosa dei fori. Passa, soprattutto, attraverso una Chiesa che guarda ai suoi figli, a tutti i suoi figli, chiedendo loro la santità senza pretendere di archiviarne le confidenze.

 

p.C.V. e d.F.V.

Silere non possum

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Documento allegato
Documento «Li ritieni degni?»
Thomas V. Berg Timothy G. Lock

 

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