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Città del Vaticano - Nella IV Domenica di Pasqua, Domenica del Buon Pastore, Papa Leone XIV ha presieduto questa mattina alle ore 9 nella Basilica Vaticana la Santa Messa con il rito dell'Ordinazione presbiterale. Otto i nuovi sacerdoti per la diocesi di Roma: Guglielmo Lapenna, Giorgio Larosa, Jos Emanuel Nleme Sabate, Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, Antonino Ordine, Yordan Camilo Ramos Medina, Daniele Riscica e Christian Sguazzino.

«La vostra sicurezza non risieda nel ruolo»

Il Pontefice ha articolato l'omelia attorno a tre «segreti» per la vita del prete, partendo dalla pagina giovannea del Buon Pastore (Gv 10,1-10).

Il primo, costruito su un paradosso che taglia alla radice ogni concezione separatistica del sacerdozio: «Più profondo è il vostro legame con Cristo, più radicale è la vostra appartenenza alla comune umanità». E ancora: «Non c'è contrapposizione, né competizione, tra il cielo e la terra: in Gesù si saldano per sempre». Sul celibato, il Pontefice ha adottato una grammatica affettiva, accostandolo all'amore coniugale senza retoriche di mortificazione: «Come l'amore degli sposi, così l'amore che ispira il celibato per il Regno di Dio va custodito e sempre rinnovato, perché ogni vero affetto matura e diventa fecondo nel tempo». Un modo di amare, ha aggiunto, che potrà fare degli ordinandi anche «cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale».

Il secondo segreto è suonato come un richiamo netto contro la tentazione di costruirsi un'identità sulle insegne del ministero anziché sul mistero pasquale: «La vostra sicurezza non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo». Leone XIV ha colto l'occasione per descrivere il clima ecclesiale e sociale con una franchezza che non è affatto casuale: «Oggi il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi, chiude su sé stesse le comunità, induce a cercare nemici e capri espiatori. C'è spesso paura attorno a noi e forse dentro di noi». Parole che non suonano soltanto come invito ai nuovi presbiteri, ma come monito chiaro a quella sparuta porzione di clero che vive ai margini della Chiesa e del presbiterio e che, da quella posizione, continua a spargere veleno anche contro i confratelli.

«Non nascondete mai questa porta santa»

Il terzo segreto è il più tagliente. Riprendendo l'immagine di Cristo «porta delle pecore» e collegandola al Giubileo appena concluso, il Papa ha consegnato agli ordinandi una formula destinata a scavare l’animo di questi giovani consacrati: «Voi siete un canale, non un filtro». E ha proseguito senza ammorbidire: «Non nascondete mai questa porta santa, non bloccatela, non siate di impedimento a chi vuole entrare». L'ammonimento è stato rafforzato dalla citazione di Luca 11,52 - «Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito» - definita dal Pontefice «il rimprovero amaro di Gesù a coloro che hanno nascosto la chiave di un passaggio che doveva essere aperto a tutti». Da qui l'indicazione esplicita, formulata in un vocabolario lontano da ogni retorica della restaurazione: «Oggi più che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire». E ancora: «Carissimi, uscite e trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ciò che Dio fa crescere senza che noi l'abbiamo seminato».

Leone XIV ha insistito sul carattere non possessivo dell'appartenenza ecclesiale, con un passaggio che vale la pena rileggere per intero: «Ci sono appartenenze che soffocano, compagnie in cui è facile entrare e quasi impossibile uscire. Non così la Chiesa del Signore, non così la compagnia dei suoi discepoli». Il prete, dunque, come custode di una soglia, non come guardiano di un recinto: «Voi siete di tutti e siete per tutti! Sia questo il profilo fondamentale della vostra missione: tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole».

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I volti degli otto ordinandi

A ricevere l’ordinazione presbiterale, oggi in San Pietro, otto uomini. Don Daniele Riscica, prima del seminario, era considerato dalla critica «una nuova promessa del pianismo internazionale», con concerti in Brasile, Cina e Mozambico; ha lasciato la carriera concertistica a 24 anni perché - sono parole sue - pur avendo «raggiunto tantissimi obiettivi» non era soddisfatto. Don Guglielmo Lapenna, 35 anni, di Pescara, lavorava in una fabbrica di liquori e ha scelto il seminario durante la GMG di Cracovia del 2016. Don Jos Emanuel Nleme Sabate viene dal Camerun, da una famiglia protestante, ed è stato battezzato a 12 anni; a Roma, dopo l'esperienza a Casa Betania, ha sviluppato una particolare attenzione al tema della disabilità - oggetto della tesi di Filosofia alla Lateranense - e sta studiando la lingua dei segni.

Don Yordan Camilo Ramos Medina, colombiano, ha seguito a Roma lo zio sacerdote che da bambino accompagnava nelle comunità di montagna a portare la comunione. Don Antonino Ordine, 27 anni, di Praia a Mare (Cosenza), è cresciuto nel Cammino neocatecumenale e si stava preparando a diventare medico; cita esperienze missionarie in Svezia, America Latina, Medio Oriente e India come decisive nel discernimento. Don Giovanni Emanuele Nunziante Salazar, romano di 32 anni cresciuto in parte in Inghilterra, ha maturato la vocazione proprio nella IV Domenica di Pasqua del 2016. Completano il gruppo don Giorgio Larosa, trentenne di Setteville di Guidonia, e don Christian Sguazzino, formatosi nella parrocchia romana di San Giovanni della Croce.

La veglia in Laterano 

Gli ordinandi hanno partecipato venerdì 24 aprile alla veglia di preghiera per le vocazioni nella Basilica di San Giovanni in Laterano, sul tema «La scoperta interiore del dono di Dio», il medesimo del Messaggio di Leone XIV per la 63ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Promossa dal Dicastero per il Clero in collaborazione con la diocesi di Roma, la celebrazione ha visto la presenza del cardinale Lazzaro You Heung Sik, prefetto del Dicastero per il Clero, ed è stata presieduta dal cardinale Baldassare Reina, vicario di Sua Santità per la diocesi di Roma.

Reina, nella sua omelia, ha articolato la riflessione attorno ai tre verbi consegnati dal Pontefice nel Messaggio: fermarsi, ascoltare, affidarsi. Significativo il passaggio in cui il vicario ha messo in guardia da una concezione efficientista del ministero: «C'è una grande differenza tra portare frutto secondo la mentalità dell'attivismo e portare frutto secondo il Vangelo. L'attivismo ci dice: "Più fai, più vali! Più iniziative, più eventi, più risultati visibili, più sei fecondo". Misuriamo spesso la vocazione dai numeri, dall'energia spesa, dal consenso ricevuto. Ma Gesù rovescia questa logica». A chiusura, Reina ha richiamato sant'Agostino e il suo Commento al Vangelo di Giovanni: «Il tralcio deve scegliere tra due cose: o la vite o il fuoco».

Resta, di questa mattinata vissuta nella Basilica Vaticana, l'eco delle ultime parole del Papa, riprese dal Salmo 23 e consegnate agli otto giovani che da oggi sono presbiteri della Chiesa di Roma: «Il suo nome è Gesù: "Dio salva"! Di questo siete testimoni».

p.G.F.
Silere non possum




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