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Perché sempre più persone vanno a feste dove i telefoni sono vietati
Attualità31 agosto 2026

Perché sempre più persone vanno a feste dove i telefoni sono vietati

Negli Stati Uniti e in Europa stanno aumentando gli eventi in cui gli smartphone vengono lasciati all’ingresso, chiusi in custodie o resi inutilizzabili. C’entra la stanchezza per gli schermi, ma anche il desiderio di stare con gli altri senza essere continuamente ripresi e pubblicati online.

New York - Quando Richie Bell è arrivato davanti a un locale dell’East Village per partecipare a Who’s Dancing?, pensava che avrebbe dovuto consegnare il telefono all’ingresso. Bell ha 23 anni, ha avuto il suo primo iPhone quando frequentava ancora la scuola elementare e non era abituato a trascorrere una serata senza averlo a disposizione. Il sistema adottato dagli organizzatori era in realtà meno drastico: lo smartphone poteva rimanere con il proprietario, ma gli addetti applicavano del nastro adesivo sulla fotocamera anteriore e su quella posteriore.

Who’s Dancing? è una festa funk e soul organizzata dall’artista X&ND. Dall’estate del 2025 ne sono state organizzate otto ed erano tutte esaurite. L’idea è nata osservando quello che ormai accade abitualmente nelle discoteche: qualcuno comincia a ballare e qualcun altro tira fuori il telefono per riprenderlo. Secondo X&ND, il risultato è che chi si trova sulla pista deve sempre considerare la possibilità di diventare materiale per il profilo social di uno sconosciuto. La serata è stata pensata soprattutto per permettere a tutti di ballare senza questa preoccupazione.

È uno degli aspetti meno considerati quando si parla della crescente insofferenza verso gli smartphone. Il problema non riguarda soltanto le notifiche o il tempo trascorso scorrendo Instagram e TikTok. Le fotocamere hanno modificato anche ciò che ci si può aspettare quando si entra in un luogo pubblico. A una festa, a un concerto o in un locale si può comparire nel video di una persona che non si conosce, essere pubblicati online e perdere qualsiasi controllo sulla diffusione della propria immagine.

Una persona intervistata da Vox a Washington ha spiegato di temere precisamente questo: uscire per divertirsi e scoprire il mattino seguente che un video nel quale compare ha raggiunto milioni di visualizzazioni. Non gli era accaduto personalmente, aveva precisato, ma era successo ad alcuni suoi amici.

Negli ultimi due anni attorno a questa insofferenza è cresciuto un piccolo settore commerciale. Eventbrite, una delle principali piattaforme utilizzate per organizzare e vendere biglietti per eventi, sostiene che fra il 2024 e il 2025 il numero degli appuntamenti definiti «phone-free» presenti sulla sua piattaforma sia aumentato del 567 per cento nel mondo. Le presenze sono aumentate del 121 per cento e i Paesi nei quali venivano organizzati sono passati da cinque a dodici. Nel Regno Unito Eventbrite ha rilevato una crescita del numero di eventi del 1.200 per cento e delle presenze del 1.441 per cento; negli Stati Uniti rispettivamente del 388 e del 913 per cento. Sono dati interni alla piattaforma e vanno letti come tali: fotografano ciò che avviene su Eventbrite, non l'intero mercato mondiale degli eventi.

Le modalità cambiano da un locale all’altro. Al bar Antagonist di Charlotte, in North Carolina, aperto nel marzo 2026, il telefono viene inserito in una custodia che rimane nelle mani del cliente. Chi deve utilizzarlo può uscire dal locale e rientrare dopo averlo nuovamente chiuso. Il proprietario Michael Salzarulo ha raccontato che il venerdì è diventato il giorno con maggiore affluenza, un risultato insolito per un bar, e lo attribuisce in parte ai clienti che arrivano dopo una settimana trascorsa fra computer, email e telefoni.

Le custodie più note sono quelle prodotte da Yondr, già utilizzate da anni durante spettacoli e concerti. Nei teatri britannici che le adottano, telefoni e smartwatch vengono chiusi all’ingresso e rimangono in possesso dello spettatore. Esistono aree nelle quali la custodia può essere aperta in caso di necessità; una volta rientrati nella sala, il dispositivo viene nuovamente sigillato. Il regolamento pubblicato da ATG Entertainment prevede l’allontanamento di chi utilizza un dispositivo durante lo spettacolo, salvo le esenzioni necessarie per ragioni mediche.

Altri preferiscono trasformare l’assenza del telefono nell’attività stessa per la quale si paga un biglietto. È ciò che ha fatto The Offline Club, nato nei Paesi Bassi. I fondatori Ilya Kneppelhout, Jordy van Bennekom e Valentijn Klok raccontano di avere sperimentato nel 2021 alcuni giorni completamente offline nella campagna olandese. In seguito hanno organizzato cinque soggiorni dello stesso genere e nel febbraio 2024 hanno trasferito il formato in città, con i primi incontri ad Amsterdam.

Nel gennaio 2026 Wired descriveva un’organizzazione già presente in altre diciannove città, prevalentemente europee. Gli incontri seguono generalmente una struttura semplice: per circa un’ora ciascuno legge, scrive, disegna, fa puzzle o altre attività individuali; nell’ora successiva si conversa con gli altri partecipanti. In alcuni incontri il biglietto costa intorno ai 17 dollari. A Londra gli appuntamenti avevano cominciato a registrare regolarmente il tutto esaurito e nell’estate del 2025 il gruppo aveva organizzato a Primrose Hill un incontro al tramonto al quale avevano partecipato circa duemila persone. L’obiettivo era guardarlo senza una distesa di telefoni sollevati davanti agli occhi.

Esperimenti di questo tipo sono arrivati anche in Estonia. Il 19 agosto 2025, al SUHE Bar & Venue di Telliskivi, a Tallinn, è stato organizzato un Offline Hangout di due ore. La descrizione pubblicata sul portale degli eventi della città chiedeva ai partecipanti di consegnare il proprio telefono e proponeva lettura, scrittura, collage, attività artistiche o semplicemente conversazione. L’annuncio partiva da una domanda molto meno sofisticata: «Non senti che il tuo cervello è morto per il doomscrolling?».

Che mettere da parte il telefono possa cambiare almeno temporaneamente la qualità di un incontro è stato verificato anche sperimentalmente. Nel 2018 Ryan Dwyer, Kostadin Kushlev ed Elizabeth Dunn reclutarono più di trecento persone chiedendo loro di mangiare con amici o familiari. Ad alcuni partecipanti fu chiesto di tenere il telefono sul tavolo, agli altri di riporlo. Nel primo gruppo le persone riferirono una maggiore distrazione e un minore piacere nello stare con gli altri. Un secondo studio basato su rilevazioni effettuate più volte al giorno produsse risultati analoghi durante le interazioni faccia a faccia.

Nel 2025 Kushlev ha partecipato a un altro esperimento, questa volta più radicale. Per due settimane un’applicazione bloccò l’accesso a Internet dagli smartphone dei partecipanti, lasciando però disponibili telefonate e SMS e consentendo di collegarsi alla rete da un computer. Il lavoro, pubblicato su PNAS Nexus, ha rilevato miglioramenti nell’attenzione sostenuta, nel benessere soggettivo e in alcuni indicatori di salute mentale; il 91 per cento dei partecipanti migliorò in almeno uno dei tre ambiti misurati. I ricercatori hanno osservato anche un cambiamento nell’uso del tempo: più incontri di persona, attività fisica e permanenza all’aperto.

Questi risultati non autorizzano però a concludere che l’utilizzo delle tecnologie sociali produca automaticamente una vita peggiore. Un lavoro dello stesso Kushlev pubblicato il 28 agosto 2026 su Nature Human Behaviour, basato su cinque rilevazioni condotte nell’arco di un anno su 1.966 adulti americani, ha trovato poche prove convincenti che la frequenza dichiarata nell’uso di dieci comuni tecnologie sociali permetta di prevedere la successiva soddisfazione per la propria vita.

La distinzione aiuta a capire meglio il successo di queste serate. Chi entra in un locale senza telefono non sta necessariamente aderendo a una teoria secondo la quale gli smartphone fanno male. Per due o tre ore cambia semplicemente una regola che negli ultimi quindici anni è diventata quasi invisibile: mentre si parla, si cena o si balla, chiunque può interrompersi per controllare uno schermo e chiunque abbia una fotocamera può trasformare ciò che succede attorno a sé in qualcosa da pubblicare.

A Who’s Dancing? il divieto riguarda per questo soprattutto le fotocamere. Bell può tenere l’iPhone in tasca, ma non può utilizzare la serata per produrre immagini da mostrare il giorno dopo. Paradossalmente aveva scoperto quella festa nello stesso posto dal quale gli organizzatori volevano sottrarlo per qualche ora: un video su TikTok.

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