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Roche esclude ritorni al «Summorum Pontificum»: «Leone XIV non cambierà rotta»
Santa Sede30 luglio 2026

Roche esclude ritorni al «Summorum Pontificum»: «Leone XIV non cambierà rotta»

Nell'intervista concessa a Maggie Fergusson per The Tablet, il prefetto del Dicastero per il Culto Divino spiega perché considera l'Eucaristia il banco di prova dell'unità ecclesiale

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Città del Vaticano - Il cardinale Arthur Roche ha chiarito le intenzioni di Papa Leone XIV sulla disciplina liturgica in un'ampia intervista concessa a Maggie Fergusson per il settimanale britannico The Tablet. Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha confermato che il pontefice manterrà in vigore Traditionis custodes, il motu proprio con cui Francesco ha limitato nel 2021 la celebrazione della Santa Messa secondo il messale del 1962, escludendo qualsiasi ritorno alle aperture concesse in precedenza da Benedetto XVI con Summorum Pontificum.

Interpellato sul motivo per cui la materia resti così delicata, Roche ha premesso che si tratta di un ambito complesso quanto rilevante, dal momento che coinvolge l'Eucaristia, definita dal porporato «sacramento dell'unità»: lo spazio in cui l'intera comunità dovrebbe ritrovarsi per celebrare insieme. Quando una controversia sul culto comincia a produrre fratture, ha osservato, qualcosa smette di funzionare seriamente nella vita della Chiesa.

Il prefetto ha riferito un episodio che, a suo dire, si ripete frequentemente negli incontri con i gruppi legati alla liturgia preconciliare, senza tuttavia precisare quali realtà abbia finora ricevuto. Roche ha spiegato che, quando ricorda ai suoi interlocutori come il Santo Padre abbia comunque mantenuto la possibilità di celebrare secondo il rito precedente, questi tendono a non opporre argomenti concreti, salvo tornare a dichiararsi «perseguitati». Il cardinale ha descritto tale atteggiamento ricorrendo a una metafora musicale: una banda che continua a suonare una melodia dissonante rispetto al resto della vita ecclesiale.

Alla domanda se una fedele anziana, cresciuta nella devozione tridentina, dovesse ritenere sbagliato il proprio modo di aver vissuto la fede da bambina, il presule ha risposto con un diniego netto. Ha richiamato l'insegnamento del Concilio Vaticano II sulla necessità di rendere la Chiesa più missionaria, spiegando che per preparare i fedeli a questo compito il nucleo della vita ecclesiale doveva nutrirli in maniera diversa. L'abbondanza delle Scritture offerta oggi dalla celebrazione dei sacramenti rappresenta, a suo avviso, una risorsa che le generazioni precedenti non avevano a disposizione.

Un'ulteriore distinzione toccata da Roche riguarda il ruolo del celebrante. Nella messa tridentina l'accento cade sul sacerdote che agisce a nome dell'assemblea; nella riforma liturgica successiva anche i battezzati, in quanto popolo sacerdotale, prendono parte attivamente alla celebrazione insieme a chi presiede.

Chiudendo il tema, il cardinale ha ricondotto queste posizioni a un unico criterio di fondo: la capacità del sacramento eucaristico di tenere insieme una comunità plurale resta, nelle sue parole, il metro con cui misurare ogni scelta relativa al culto, incluse quelle che accompagneranno il pontificato di Leone XIV.

p.L.C.

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