Genova - Nella tensostruttura allestita accanto al Palazzo di Giustizia, la stessa che per quattro anni ha ospitato le udienze del maxiprocesso, il presidente del collegio Paolo Lepri ha letto ieri il dispositivo della sentenza di primo grado sul crollo del ponte Morandi. Accanto a lui i giudici Ferdinando Baldini e Fulvio Polidori.
Sono passati 2.893 giorni dal 14 agosto 2018. In aula ci sono i familiari delle vittime, gli avvocati, la sindaca di Genova Silvia Salis. Il principale imputato, Giovanni Castellucci, non c'è: si trova nel carcere milanese di Opera, dove sta scontando una condanna definitiva a sei anni per la strage del viadotto Acqualonga di Avellino, e ha scelto di non collegarsi in video.
Dopo circa cinque ore di camera di consiglio, il verdetto: 32 condanne su 57 imputati, per un totale di quasi duecento anni di reclusione, e 25 posizioni chiuse tra assoluzioni e dichiarazioni di non doversi procedere.
Il crollo: 14 agosto 2018
La mattina della vigilia di Ferragosto del 2018, sotto una pioggia battente, la pila 9 del viadotto Polcevera, il ponte Morandi dell'autostrada A10, cede improvvisamente. Circa 250 metri di impalcato precipitano per quasi cinquanta metri sul greto del torrente, sui capannoni e sui binari sottostanti, trascinando con sé decine di veicoli. Muoiono 43 persone. La più giovane, Samuele Robbiano, ha otto anni. Centinaia di abitanti delle case di via Porro, ai piedi del viadotto, vengono sfollati e non torneranno più nei loro appartamenti, poi demoliti insieme ai monconi del ponte.
Il viadotto, progettato da Riccardo Morandi e inaugurato nel 1967, era un'opera atipica: strallato, ma con stralli in cemento armato precompresso anziché in acciaio a vista. Proprio la corrosione dei trefoli d'acciaio annegati nel calcestruzzo degli stralli della pila 9, secondo le perizie, è all'origine del collasso. La gestione dell'infrastruttura era affidata ad Autostrade per l'Italia (Aspi), allora controllata dal gruppo Atlantia della famiglia Benetton; le ispezioni e i controlli erano svolti da Spea Engineering, società dello stesso gruppo; la vigilanza pubblica spettava alla direzione competente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Le indagini e il processo
L'inchiesta della Procura di Genova ricostruisce un quadro di manutenzione rinviata, ammaloramenti noti e sottovalutati, rapporti ispettivi addomesticati e voti di sicurezza attribuiti al ribasso, in un intreccio di ruoli tra concessionario, controllore interno e vigilanza ministeriale. Sul piano politico e societario la tragedia produce conseguenze enormi: la procedura di revoca della concessione, la lunga trattativa e infine, nel 2022, l'uscita dei Benetton e il passaggio di Aspi sotto il controllo pubblico attraverso Cassa Depositi e Prestiti. Nel frattempo, nell'agosto 2020, viene inaugurato il nuovo ponte San Giorgio, progettato da Renzo Piano.
Il dibattimento si apre nel luglio 2022 davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Genova: 57 imputati tra ex vertici, dirigenti e tecnici di Aspi e Spea e funzionari ministeriali, 112 capi di imputazione, 284 udienze in quattro anni. L'accusa è sostenuta dai pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, subentrato a Massimo Terrile. Le richieste di condanna sfiorano complessivamente i 400 anni di reclusione; per Castellucci, amministratore delegato di Aspi dal 2005 al 2019, i pm chiedono 18 anni e 6 mesi, la pena più alta. Alla vigilia della sentenza, dopo otto anni di silenzio, Aspi diffonde una lettera di scuse ai familiari delle vittime, ai genovesi e agli italiani.
Il dispositivo, punto per punto
Il documento letto in aula (RG NR 10468/18, RG DIB 2037/22) è il dispositivo, cioè la sola parte decisoria della sentenza: le motivazioni saranno depositate entro novanta giorni. Vale la pena leggerlo con ordine, perché la struttura delle decisioni dice molto della fisionomia che il collegio ha dato alla vicenda.
Le dichiarazioni di responsabilità
Il Tribunale, visti gli articoli 533 e 535 del codice di procedura penale, dichiara sette imputati (Agnese, Camomilla, Casini, Fabriani, Malgarini, Mollo e Romagnolo) responsabili di crollo colposo e omicidio colposo, e altri ventisette, tra cui Castellucci, Donferri Mitelli, Berti, Galatà e Coletta, responsabili di crollo colposo e omicidio stradale, fattispecie nella quale il collegio ritiene assorbito l'omicidio colposo semplice dell'articolo 589 del codice penale.
Due esclusioni pesano sul calcolo delle pene. La prima: per tutti cade l'aggravante cosiddetta lavoristica, cioè la morte come conseguenza della violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro. La seconda: per tutti è esclusa anche l'aggravante dell'articolo 61 numero 3 del codice penale, la colpa cosciente, cioè l'aver agito nonostante la previsione dell'evento. Il collegio concede inoltre le attenuanti generiche a tutti i condannati, con quattro eccezioni significative: Ceneri, De Angelis, Nebbia e Vezil, figure tecniche e dirigenziali dell'area manutenzioni e ispezioni.
| Imputato | Ruolo all'epoca dei fatti | Pena |
|---|---|---|
| Giovanni Castellucci | Amministratore delegato Aspi e Atlantia | 12 anni |
| Michele Donferri Mitelli | Responsabile manutenzioni Aspi | 11 anni |
| Maurizio Ceneri | Dirigente Spea | 10 anni |
| Emanuele De Angelis | Dirigente Spea | 10 anni |
| Giampaolo Nebbia | Quadro Spea | 8 anni e 8 mesi |
| Riccardo Mollo | Condirettore generale operativo Aspi | 8 anni e 6 mesi |
| Fulvio Di Taddeo | Dirigente Aspi | 8 anni |
| Mauro Malgarini | Dirigente Spea | 7 anni |
| Massimo Meliani | Dirigente Aspi | 7 anni |
| Marco Vezil | Tecnico Spea | 6 anni e 7 mesi |
| Gabriele Camomilla | Ex direttore manutenzioni Aspi | 6 anni |
| Paolo Berti | Direttore centrale operativo Aspi | 5 anni e 6 mesi |
| Antonino Galatà | Amministratore delegato Spea | 5 anni e 6 mesi |
| Carlo Casini | Funzionario ministeriale | 5 anni |
| Mauro Coletta | Direttore vigilanza concessioni autostradali Mit | 5 anni |
| Bernardini, Ferretti Torricelli, Marigliani, Rigacci, Romagnolo | Dirigenti e tecnici Aspi e Spea | 4 anni e 6 mesi ciascuno |
| Agnese, Allemanni, Bandini, Brencich, Giordano, Strazzullo, Testa | Tecnici, ispettori e componenti di commissioni | 4 anni e 2 mesi ciascuno |
| Bergamo, Buonaccorso, De Santis, Fabriani, Franzese | Tecnici e ispettori | 1 anno, 11 mesi e 5 giorni ciascuno |
Ai condannati si aggiunge il pagamento delle spese processuali. A tutti, tranne i cinque con la pena più bassa, il Tribunale applica la pena accessoria dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici per una durata pari a quella della pena inflitta. Ai cinque condannati a un anno, undici mesi e cinque giorni (Bergamo, Buonaccorso, De Santis, Fabriani e Franzese) viene invece concessa la sospensione condizionale della pena: non entreranno in carcere se non commetteranno altri reati.
Confische e dissequestri
Ai sensi dell'articolo 240 del codice penale, il collegio ordina la confisca dei reperti ancora sotto sequestro che hanno costituito la base delle perizie: l'autocarro MAN targato BJ666YS, i nastri laminati a caldo che trasportava, il semirimorchio e la motrice Iveco 440, oltre ai campioni prelevati con la carotatura dei resti del ponte. Il residuo materiale in sequestro viene dissequestrato e restituito agli aventi diritto.
Risarcimenti e parti civili
Sul versante civile, i condannati sono obbligati in solido al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite, con liquidazione rinviata a un separato giudizio civile. C'è però una distinzione rilevante: per dieci imputati (Berti, Castellucci, De Santis, Di Taddeo, Donferri Mitelli, Galatà, Malgarini, Meliani, Mollo e Rigacci) la condanna risarcitoria opera esclusivamente nei confronti di un elenco ristretto di parti: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Liguria, Comune di Genova, Terminal Contenitori Porto di Genova, il Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi e le persone fisiche Egle Possetti, Marcello Bellasio e Ferdinando Stucci. Una limitazione che riflette verosimilmente le transazioni già intervenute negli anni tra Aspi e gran parte dei familiari delle vittime, e che le motivazioni dovranno chiarire.
Gli stessi imputati sono condannati alla rifusione delle spese di costituzione delle parti civili, liquidate in dettaglio nel dispositivo: si va dai 9.174 euro della parte assistita dall'avvocato Liberti ai 20.946,90 euro delle parti difese dall'Avvocatura dello Stato, fino ai 101.847,60 euro per ciascuno dei difensori delle parti assistite dagli avvocati Golda e Caruso, quest'ultimo legale del Comitato delle vittime, passando per importi di 34.755,75, 44.715, 69.511,50 euro e altri ancora per i numerosi difensori elencati.
Due i rigetti: il Tribunale respinge le domande risarcitorie delle organizzazioni sindacali costituite (FIT CISL Liguria, FIM CISL Liguria, Fisascat CISL Genova, USR CISL Liguria, UIL Liguria e CGIL Camera del Lavoro Metropolitana), con compensazione integrale delle spese, e respinge tutte le richieste di provvisionale, cioè gli anticipi immediati sul risarcimento variamente avanzati.
Il non doversi procedere: morte del reo e prescrizioni
Per Massimiliano Giacobbi il processo si chiude con una dichiarazione di non doversi procedere per estinzione dei reati a seguito della morte dell'imputato, deceduto nel corso del giudizio.
La prescrizione falcidia invece i reati minori. Sono dichiarati estinti per intervenuta prescrizione i reati di lesioni colpose e di lesioni stradali contestati a tutti gli imputati riconosciuti responsabili del crollo: per le persone ferite quel 14 agosto, dunque, la risposta penale arriva fuori tempo massimo. Prescritti anche alcuni episodi di falso in atto pubblico contestati a Donferri Mitelli, Proietti e Strazzullo.
Le assoluzioni: cadono le ipotesi dolose
Il passaggio giuridicamente più significativo del dispositivo riguarda i reati dolosi. Tutti gli imputati sono assolti, perché il fatto non sussiste, dai reati degli articoli 432 e 437 del codice penale: attentato alla sicurezza dei trasporti e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni. Erano le imputazioni più gravi dell'impianto accusatorio, quelle che presupponevano una consapevole accettazione del rischio. Il collegio le ha escluse in radice: la fisionomia del disastro, per i giudici di primo grado, è interamente colposa. Le motivazioni diranno come questa scelta si concili con le pene comunque severe inflitte ai vertici.
Seguono le assoluzioni individuali nel merito. Michele Renzi è assolto per non avere commesso il fatto, così come Maselli, Valenti e Zanzarsi. Nove imputati (Ceseri, Chisari, Lai, Melegari, Natali, Rapino, Santopolo, Sartini e Spadavecchia) sono assolti perché il fatto non costituisce reato, formula che riconosce la materialità delle condotte escludendone la colpevolezza; con la stessa formula vengono assolti Ascenzi, Cinelli, Ferrazza, Frazzica, Proietti, Ruggeri, Sanetti, Santoro, Servetto, Sisca e Trimboli. Un ampio blocco di assoluzioni riguarda infine i falsi documentali cartacei e informatici nei rapporti ispettivi e nelle relazioni trimestrali sullo stato del viadotto, con formule diverse a seconda delle posizioni, e i reati di rifiuto di atti d'ufficio, dai quali sono assolti tutti gli imputati interessati perché il fatto non costituisce reato.
I novanta giorni
L'ultima riga del dispositivo fissa in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni. Solo allora si capirà per esteso il ragionamento del collegio; da quel momento decorreranno i termini per l'appello, che le difese, a partire da quella di Castellucci, hanno già annunciato.
Le reazioni e ciò che resta aperto
All'uscita dall'aula, Egle Possetti, portavoce del Comitato dei parenti delle vittime, ha giudicato adeguata la condanna di Castellucci, riservandosi di comprendere il quadro complessivo delle altre posizioni. La sindaca Salis ha parlato di una giornata di peso storico ed emotivo per Genova. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha rivendicato che chi ha sbagliato paghi, ricordando che le 43 vittime meritano giustizia.
La sentenza di Genova è un punto fermo, ma di primo grado. Davanti ci sono l'appello e, con ogni probabilità, la Cassazione, con i tempi lunghi che la mole del fascicolo comporta e con l'ombra della prescrizione che ha già inghiottito le lesioni. Restano aperte anche le partite civili, rinviate a separato giudizio. E resta, soprattutto, la domanda che le motivazioni dovranno affrontare: come un'infrastruttura strategica del Paese abbia potuto degradarsi fino al collasso sotto gli occhi di chi era pagato per controllarla, senza che nessuno, per otto anni di processo e ventotto di gestione privata, lo abbia voluto vedere.
L.C.
Silere non possum



