Spoleto - L'arcivescovo di Spoleto-Norcia, S.E.R. mons. Renato Boccardo, ha inviato al clero, ai religiosi e ai fedeli tutti dell'Arcidiocesi una lettera con la quale consegna alla Chiesa locale i frutti dell'Assemblea del Clero svoltasi a Cannaiola il 16 e 17 giugno scorsi. Il documento, datato 29 giugno 2026, solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, si inserisce nel percorso di rinnovamento pastorale che l'Arcidiocesi conduce ormai da alcuni anni attraverso il cammino delle Pievanie.
Due giorni di ascolto
L'Assemblea, racconta Boccardo, è stata vissuta come tempo «di ascolto, di confronto e di preghiera». La prima serata ha visto la partecipazione dei sacerdoti insieme alle Équipes pastorali di Pievania, con le "restituzioni" provenienti dai diversi territori della diocesi: fatiche, speranze, primi frutti e domande ancora aperte. «Non abbiamo raccolto soltanto informazioni o resoconti di attività - scrive l'arcivescovo - abbiamo ascoltato un tratto della vita concreta della nostra Chiesa».
La seconda giornata, riservata al clero, ha affrontato il tema dell'annuncio del Vangelo nel mondo di oggi e il significato del ministero presbiterale in un contesto profondamente mutato. La domanda di fondo, osserva Boccardo, non riguarda soltanto la presenza della Chiesa nei territori, ma se il suo annuncio riesca ancora a raggiungere il cuore degli uomini di questo tempo.
Le Pievanie non sono un organigramma
Il passaggio più significativo della lettera riguarda la natura stessa della riforma. Le Pievanie, afferma l'arcivescovo, «non sono semplicemente un progetto pastorale disegnato sulla carta»: in molte zone stanno diventando occasione di conoscenza reciproca, collaborazione, superamento graduale di chiusure locali e accresciuta corresponsabilità tra sacerdoti e laici. Il cammino procede però con ritmi diversi, secondo la storia e la geografia delle comunità, e Boccardo mette in guardia da due tentazioni speculari: «l'accelerazione forzata e la rassegnazione: la prima genera stanchezza e resistenza; la seconda lascia tutto com'era, con nomi nuovi apposti su strutture vecchie».
È un'annotazione di realismo che nasce dall'ascolto: quello che l'Arcivescovo coltiva da anni con i suoi sacerdoti e con il popolo di Dio. A questo progetto Boccardo ha dedicato tempo, energie e una paziente opera di accompagnamento, e proprio questa frequentazione del terreno gli consente di cogliere il rischio ricorrente delle riforme territoriali nelle diocesi italiane: ridisegnare le mappe senza convertire le prassi. Il presule indica la via: accompagnare ogni Pievania secondo la propria condizione reale, «chiedendo a ciascuna pochi obiettivi concreti, proporzionati e verificabili».
Quanto alla ragione della riforma, Boccardo è molto chiaro e concreto: le Pievanie non nascono semplicemente per rispondere alla diminuzione dei sacerdoti né solo per riorganizzare celebrazioni e calendari. Queste esigenze esistono e vanno affrontate con realismo, ma la ragione più profonda è pastorale e missionaria: «aiutare le persone ad incontrare il Signore Gesù e a vivere di Lui».
Il presbiterio come primo annuncio
Un capitolo della lettera è dedicato ai sacerdoti, ai quali l'arcivescovo attribuisce «un ruolo decisivo». Le Pievanie, scrive, crescono là dove i preti si stimano, sono uniti e lavorano insieme: «la comunione tra presbiteri è già un annuncio; dove essa manca o appare debole, il progetto pastorale perde credibilità». Un passaggio esigente, che richiede «libertà interiore e indipendenza da abitudini consolidate», e che va vissuto non come semplice riorganizzazione ma come occasione spirituale per ritrovare il cuore del ministero.
Si tratta di un aspetto essenziale della vita ministeriale, che non deve - e non può - lasciare spazio a chiacchiere, etichette e giudizi. Il presbiterio è chiamato a essere una famiglia, non un campo di fazioni e rivalità. Su questo punto Silere non possum è tornato più volte, sottolineando come sia necessario che il corpo sano non si lasci contagiare da quello malato, ma lo isoli con fermezza.
Accanto ai sacerdoti, Boccardo colloca le Équipes pastorali, chiamate a crescere come luoghi di ascolto, preghiera, discernimento e corresponsabilità: non mera gestione pratica delle attività, ma uno stile ecclesiale nel quale i fedeli laici, in forza del Battesimo, partecipano alla missione della Chiesa «in comunione con il ministero ordinato».
E poi la preghiera, elemento emerso «con particolare forza»: senza di essa il cammino delle Pievanie perde anima. «Una Pievania che organizza molto e prega poco rischia di diventare efficiente e sterile», ha messo in guardia Boccardo.
La consegna
L'Assemblea lascia una consegna che l'arcivescovo definisce «semplice ed esigente: servire la Chiesa di sempre nel tempo presente. Non inventare un'altra Chiesa, non amministrare con ordine una crisi, non rifugiarsi nella nostalgia, non lasciarsi sedurre da parole nuove prive di radice». Tutto ciò che conduce a Cristo va custodito e fatto crescere; tutto ciò che Lo oscura va purificato; «tutto ciò che non serve più l'annuncio va lasciato cadere senza rimpianti».
Non è chiesto di fare tutto subito, conclude il presule, ma di camminare nella stessa direzione, con alcune domande di verifica affidate a ogni Équipe, a ogni sacerdote, a ogni Pievania: ciò che facciamo conduce davvero le persone a Cristo? Fa crescere la comunione? Rende più credibile la testimonianza della Chiesa?
L'Assemblea si è chiusa - ha ricordato nella missiva - con la celebrazione eucaristica in suffragio dei sacerdoti defunti, memoria di un'eredità «di fede, servizio, sacrificio e dedizione» che la Chiesa spoletina è ora chiamata a custodire e consegnare. «Con gratitudine e fiducia - conclude l'arcivescovo - proseguiamo insieme il cammino».
L.V.
Silere non possum