La Human Rights Campaign Foundation ha reso pubblica il 20 agosto un'analisi secondo cui il 12,03% degli adulti statunitensi - 25.575.448 persone, con un intervallo di confidenza tra 25.391.564 e 25.759.331 - si identifica come lesbica, gay, bisessuale, transgender o gender-expansive. Il dato ha circolato ovunque nella stampa americana con la cifra tonda del 12%, ma il documento tecnico su cui poggia racconta qualcosa di più articolato di quanto sia arrivato nei lanci.
Alla base ci sono 37 rilevazioni della Household Pulse Survey del Census Bureau, condotte tra il 2021 e il 2024 - settimane 34-63, fasi 4.0 e 4.1 - messe insieme in un unico file per un totale di 2.452.769 osservazioni prima delle esclusioni per dati mancanti o imputati. Depurato di questi casi, il campione usato per l'indicatore combinato di orientamento sessuale e identità di genere scende a 2.124.493 rispondenti: resta comunque, per dimensione, il più ampio mai utilizzato per una stima di questo tipo negli Stati Uniti. La scelta della fonte, l'assemblaggio dei dati e le stime finali sono firmati da Charleigh J. Flohr, direttrice associata della ricerca alla HRC Foundation, e da Tari Hanneman, direttrice senior ricerca ed educazione della stessa fondazione, in un documento metodologico aggiornato l'11 agosto.
Un punto lasciato cadere dalla gran parte dei resoconti giornalistici merita di essere chiarito: la stima serve anzitutto come parametro di calibrazione per Community Insights, il pannello di ricerca a partecipazione volontaria - non probabilistico, quindi non rappresentativo per costruzione - che la fondazione utilizza per i propri sondaggi su salute, lavoro e partecipazione civica della popolazione LGBTQ+. I totali di popolazione diffusi il 20 agosto, nel paragrafo in cui gli autori motivano la scelta della Household Pulse Survey, sono descritti come un sottoprodotto di quel lavoro di calibrazione.
L'acronimo che la fondazione impiega internamente, SGM (sexual and gender minority), non equivale a una domanda diretta del tipo «si identifica come LGBTQ+?». È costruito unendo due misure raccolte separatamente dal Census Bureau: l'orientamento sessuale - etero, gay o lesbica, bisessuale, «qualcos'altro», «non so» - e l'identità di genere, ricavata confrontando il sesso assegnato alla nascita con il genere attualmente dichiarato secondo il metodo in due passaggi raccomandato dagli standard federali. Un rispondente rientra nella categoria SGM se risulta minoranza sessuale, minoranza di genere, o entrambe le cose insieme. Tra i quasi 25,6 milioni di adulti classificati SGM, il 4,83% si dichiara eterosessuale: sono le persone transgender che si descrivono come etero, incluse nel conteggio perché la loro identità di genere le colloca comunque nella categoria. Le due risposte residuali - «qualcos'altro» per l'orientamento sessuale, «nessuna di queste» per il genere attuale - sono trattate dagli autori come categorie identitarie sostanziali, non come mancate risposte: solo 5.400 rispondenti, lo 0,257% del campione non imputato, hanno scelto entrambe contemporaneamente, un dato che gli autori citano per escludere che questa scelta metodologica gonfi in modo rilevante il totale.
Scomposto per componenti, il quadro nazionale è il seguente. Per l'orientamento sessuale, l'89,66% degli adulti si dichiara eterosessuale, il 3,27% gay o lesbica e il 7,08% bisessuale o «qualcos'altro» - categoria che HRC aggrega sotto l'etichetta bisexual+. Per l'identità di genere, il 97,66% risulta cisgender (47,26% uomini, 50,41% donne) e il 2,34%, poco più di 5 milioni di persone, rientra nella categoria transgender o gender-expansive. All'interno del solo gruppo SGM le proporzioni cambiano: il 65,11% si identifica come bisexual+, il 30,07% come gay o lesbica, il 21,32% come transgender o gender-expansive - percentuali che non sommano a 100 perché orientamento sessuale e identità di genere restano due assi distinti, non due categorie che si escludono a vicenda.
L'età è il tratto che più distingue la popolazione SGM dal resto degli adulti. Il 53,8% di chi rientra nella categoria SGM ha meno di 35 anni (19,64% tra i 18 e i 24 anni, 34,15% tra i 25 e i 34). Ribaltando la prospettiva - quale percentuale di ciascuna fascia d'età si identifica come SGM - il dato scende con regolarità al crescere dell'età: 31,61% tra i 18 e i 24 anni, 22,15% tra i 25 e i 34, 12,10% tra i 35 e i 44, per poi scendere sotto l'8% da 45 anni in su.
Anche la composizione etnica del gruppo SGM si discosta da quella della popolazione generale: gli ispanici ne rappresentano il 17,92%, contro il 12,64% della popolazione non SGM; i bianchi non ispanici scendono dal 65,78% al 61,95%. Letta per gruppo di appartenenza - quale quota di ciascuna comunità si identifica come SGM - la percentuale è del 16,24% tra gli ispanici e del 18,49% tra chi rientra nella categoria residuale «altro» (che include nativi americani, nativi hawaiani e persone che indicano più di una razza), contro l'11,41% dei bianchi, il 9,70% dei neri e il 9,13% degli asiatici.
A livello regionale l'Ovest registra la quota di identificazione più alta (14,08%), seguito da Nordest (12,03%), Midwest (11,28%) e Sud (11,25%). Tra i singoli stati il Distretto di Columbia guida la classifica con il 22,62%, seguito da Oregon (17,29%) e Washington (16,24%); il Mississippi chiude con il 7,98%, la percentuale più bassa registrata. Tra le quindici aree metropolitane più popolose, Seattle (17,52%) e San Francisco (17,08%) segnano i valori più alti, Detroit il più basso (10,12%). Quaranta stati su cinquanta, più il Distretto di Columbia, superano la soglia del 10%.
Il confronto più ripreso dalla stampa resta quello con Gallup, che nel suo ultimo rilevamento colloca l'identificazione LGBTQ+ intorno al 9% degli adulti - nel testo HRC la cifra compare sia come 9,0% sia, in un rimando bibliografico allo stesso studio Gallup, come 9,3%: una piccola incongruenza interna alle fonti citate, che il documento non risolve. Le ragioni della distanza tra le due rilevazioni, spiegano Flohr e Hanneman, vanno cercate in differenze di metodo piuttosto che in un errore dell'una o dell'altra: Gallup intervista telefonicamente circa 13mila adulti l'anno con un'unica domanda che ammette risposte multiple; la Household Pulse Survey è autosomministrata online, con domande separate su orientamento sessuale e identità di genere, su un campione oltre cento volte più ampio. La letteratura citata nel documento suggerisce che le rilevazioni autosomministrate raccolgano dichiarazioni più alte su temi sensibili, per la maggiore percezione di riservatezza rispetto a un'intervista telefonica con un operatore in linea - un'ipotesi plausibile, precisano gli stessi autori, non una dimostrazione.
Prima di scegliere la Household Pulse Survey, HRC ha valutato altre fonti federali. La Survey of Household Economics and Decisionmaking della Federal Reserve, su dati 2021-2023, avrebbe prodotto una stima intermedia tra Gallup e HPS - il documento non indica la cifra esatta. Il General Social Survey di NORC è stato scartato per la scarsa numerosità di rispondenti LGBTQ+ in ogni singola rilevazione, insufficiente a costruire incroci demografici stabili. Il Behavioral Risk Factor Surveillance System dei Centers for Disease Control, pur con un campione ampio e una copertura statale utile per analisi di dettaglio geografico, raccoglie le domande su orientamento sessuale e identità di genere solo attraverso moduli facoltativi, non applicati in modo uniforme da tutti gli stati.
Il documento metodologico è insolitamente puntuale nell'elencare i propri limiti. Gli intervalli di confidenza molto stretti - conseguenza diretta della dimensione enorme del campione - non vanno letti come garanzia che l'errore complessivo sia trascurabile: la variabilità calcolata con il metodo BRR (balanced repeated replication) misura solo l'incertezza campionaria, non gli errori di copertura, di mancata risposta o di interpretazione della domanda. Le risposte «non so» all'item sull'orientamento sessuale sono state escluse dalla stima principale e analizzate solo in un test di sensibilità separato; 99.245 casi con dati imputati su anno di nascita, etnia, istruzione o sesso alla nascita sono stati eliminati dal campione prima del calcolo. Il ricalcolo dei pesi campionari produce inoltre un effetto di disegno - la misura di Kish sulla dispersione dei pesi - pari a circa 4,2, segno che il campione effettivo è più piccolo del numero grezzo di rispondenti, anche se gli autori ritengono che la sola ampiezza del campione compensi la perdita di precisione.
Resta anche un limite di classificazione: il metodo in due passaggi della Household Pulse Survey non permette di distinguere in modo affidabile uomini transgender, donne transgender e persone non binarie, che vengono quindi accorpate in un'unica categoria «gender minority» a fini di calibrazione - una scelta che privilegia la stabilità statistica rispetto al dettaglio identitario. E poiché la stima aggrega dati raccolti su quattro anni, descrive una media 2021-2024, non una fotografia del 2026: gli stessi autori avvertono che il pooling, pur migliorando la precisione, rischia di nascondere cambiamenti reali avvenuti nel periodo considerato.
Il tempismo della pubblicazione non è casuale. Secondo un'analisi del Williams Institute citata nel documento, dal ritorno di Trump alla presidenza, nel gennaio 2025, circa 360 rilevazioni federali hanno eliminato almeno una domanda su orientamento sessuale o identità di genere: 338 hanno tolto la misura sull'identità di genere, almeno 60 quella sull'orientamento sessuale. Nel 2024 il Census Bureau aveva condotto, su quasi mezzo milione di famiglie, un test di domande analoghe per un possibile inserimento nella American Community Survey, la principale rilevazione demografica federale statunitense; i risultati promessi non sono mai stati pubblicati, e a settembre 2025 un ricercatore ha presentato un ricorso ai sensi del Freedom of Information Act per ottenerne la diffusione, sostenendo che il Census Bureau li trattenga illegittimamente. In questo scenario la Household Pulse Survey 2021-2024, con domande ormai rimosse dal questionario corrente, resta per HRC una delle poche fonti ampie ancora disponibili - e difficilmente sostituibile, nel breve periodo, con dati di pari numerosità.



