Thomas Ceccon appartiene a quella categoria piuttosto rara di sportivi che riescono a farsi riconoscere anche quando non stanno gareggiando. A venticinque anni ha già costruito un curriculum che basterebbe da solo a definirne la statura: è il campione olimpico in carica dei 100 dorso e dal giugno del 2022 detiene il record mondiale della distanza, quel 51”60 nuotato a Budapest che nessuno è ancora riuscito a migliorare. Agli Europei in vasca lunga le sue medaglie sono diventate tredici.
A Parigi, nella rassegna continentale appena conclusa, ne ha raccolte altre quattro senza però riuscire a conquistare un oro: argento nei 100 dorso e nella 4x100 mista maschile, bronzo nei 200 dorso e nella 4x100 stile libero mista. Proprio nei 100 dorso, la gara che più di ogni altra porta il suo nome, Apostolos Christou gli ha tolto il titolo europeo per un solo centesimo: 52”27 contro 52”28. Nei 200, invece, Ceccon ha chiuso terzo in 1’53”96.
Il punto, però, è che da qualche tempo Ceccon riesce a far parlare di sé quasi altrettanto bene fuori dall’acqua. Nel panorama sportivo italiano, dove soprattutto nel calcio anni di media training hanno prodotto generazioni di interviste prudenti e dichiarazioni accuratamente prive di asperità, il nuotatore vicentino sembra muoversi secondo un codice diverso. Dice ciò che pensa, spesso esasperandolo attraverso l’ironia, e utilizza i social come una prosecuzione del proprio carattere pubblico.
Dopo il bronzo nei 200 dorso, distanza verso la quale non ha mai nascosto una particolare insofferenza, ha scritto su X: «Piuttosto che fare ancora i 200 dorso vado a zappare i campi di pomodori». Quando Sara Curtis ha stabilito il record mondiale dei 50 dorso - record che avrebbe poi ulteriormente abbassato fino a 26”56 - Ceccon si è congratulato con la compagna di nazionale ricordando, con malcelata soddisfazione, che il suo primato resiste invece da quattro anni: «Brava Sara ma io il WR ce l’ho da 4 anni eheheh». E pochi giorni prima degli Europei aveva annunciato la fine della preparazione con un'altra immagine poco compatibile con il linguaggio motivazionale dello sport professionistico: «Tra un paio di giorni uscirò di prigione e vi farò vedere la mia condizione».
Non si tratta soltanto di qualche frase fortunata pubblicata dopo una gara. Ceccon ha progressivamente aperto anche una finestra sulla propria vita da atleta: è presente su YouTube, dove prima degli Europei aveva pubblicato un bel vlog dedicato agli allenamenti, e nelle interviste continua a sottrarsi con una certa sistematicità alle risposte che ci si aspetterebbe da un campione del suo livello.
Lo aveva già dimostrato dopo le Olimpiadi di Parigi del 2024. Al Corriere della Sera, di fronte alla constatazione di essere diventato anche un sex symbol internazionale, aveva risposto di non essersi mai considerato particolarmente bello: «Sono trasandato, d’inverno mi lascio crescere i capelli, ho foto orribili». Ancora più significativa era stata la risposta alla domanda su cosa significasse per lui essersi allenato a Verona nella piscina legata a Federica Pellegrini: «Niente». Sollecitato a spiegarsi, aveva riconosciuto l’enorme valore sportivo della campionessa, precisando però che fra loro non si era mai creato un vero rapporto personale.
Sarebbe tuttavia semplicistico trasformare Ceccon nel campione della spontaneità contrapposto a un mondo di sportivi costruiti a tavolino. Lui stesso ha fornito una chiave di lettura più interessante. In una recente intervista alla Gazzetta dello Sport ha spiegato che l’essere scherzoso gli viene naturale, ma ha anche riconosciuto che «un po’ di personalità va costruita» e di essersi creato, soprattutto sui social, un «personaggio sorridente».
È probabilmente proprio in questa zona di confine che si trova il caso Ceccon. Il materiale di partenza è evidentemente caratteriale: insofferenza per le formule di circostanza, gusto per la provocazione, capacità di prendere in giro sé stesso e gli altri. Ma c’è anche la consapevolezza che oggi un atleta non comunica soltanto quando viene intervistato dopo una finale. Instagram, X e YouTube permettono di costruire un rapporto diretto con i propri fan e Ceccon ha capito come utilizzarli senza adottare il linguaggio impersonale che accompagna buona parte dello sport professionistico.
Il risultato è un personaggio riconoscibile anche da chi non segue abitualmente il nuoto. E questo, per un atleta di una disciplina che conquista una grande esposizione soprattutto durante Olimpiadi, Mondiali ed Europei, non è un elemento secondario. Ceccon riesce a trasformare una sconfitta per un centesimo, un bronzo in una gara che non ama o persino settimane di allenamento in materiale capace di circolare molto oltre il bordo della piscina.
Naturalmente la sua libertà comunicativa poggia anche su una condizione difficilmente riproducibile: Ceccon può permettersi di scherzare sui 200 dorso perché in quella stessa gara sale sul podio europeo; può ricordare a Curtis la longevità del proprio record mondiale perché quel record esiste davvero; può liquidare una sconfitta con una battuta perché alle spalle ha un oro olimpico, titoli mondiali e tredici medaglie europee in vasca lunga. I risultati danno peso all'irriverenza e impediscono che venga scambiata soltanto per posa.
Forse è questa la ragione per cui Ceccon continua a funzionare come personaggio pubblico. Non parla come ci si aspetta che parli un campione, ma continua a nuotare come tale. E ogni volta che apre bocca lascia abbastanza margine perché, oltre al cronometro, ci sia qualcos'altro di cui discutere.



