Giovedì
20 agosto 2026
Anno V
QUOTIDIANO INTERNAZIONALE INDIPENDENTE
Giovedì, 20 agosto 2026 · Anno V
Ucraina, Fedorov rompe con Zelenskyy e riapre il dossier elezioni: «La democrazia non può essere ostaggio della Russia»
Attualità20 agosto 2026

Ucraina, Fedorov rompe con Zelenskyy e riapre il dossier elezioni: «La democrazia non può essere ostaggio della Russia»

L’ex ministro, per sette anni tra gli uomini più vicini al presidente, denuncia una «crisi sistemica di governo» e chiede un meccanismo per tornare al voto anche se la guerra dovesse continuare. Non annuncia una candidatura, ma i sondaggi lo collocano ormai tra i principali possibili rivali di Zelenskyy.

Kyiv - Per sette anni Mykhailo Fedorov è stato uno degli uomini di Volodymyr Zelenskyy. Nel 2019 aveva lavorato alla campagna digitale che portò l’attore e produttore televisivo alla presidenza dell’Ucraina; a 28 anni era poi entrato nel primo governo come ministro della Trasformazione digitale, diventando il più giovane ministro della storia del Paese. Il 18 agosto 2026, poco più di un mese dopo essere stato allontanato dal ministero della Difesa, Fedorov ha pubblicato un videomessaggio che rende ormai esplicita la rottura con il presidente.

Zelenskyy non viene mai nominato. Il giudizio sul sistema di potere che guida oggi l’Ucraina, però, è formulato senza molte cautele. Fedorov parla di una «crisi sistemica di governo», accusa le istituzioni di resistere ai cambiamenti e sostiene che corruzione e burocrazia stiano danneggiando anche la capacità del Paese di combattere la Russia. «Il vecchio sistema vive troppo spesso secondo le proprie regole. Protegge se stesso. Ha paura del cambiamento», afferma nel video.

Poi arriva la questione che, dall'inizio dell'invasione russa su larga scala, la politica ucraina aveva sostanzialmente accantonato: le elezioni.

«La democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia», dice Fedorov, chiedendo di trovare «un meccanismo legale, sicuro e realistico» attraverso il quale l’Ucraina possa ristabilire pienamente il processo democratico anche nell’ipotesi di una guerra destinata a protrarsi. Nel testo ripreso dalla stampa italiana la richiesta viene sintetizzata come un appello a indire nuove elezioni presidenziali durante la guerra. La formulazione utilizzata da Fedorov è leggermente più prudente: non indica una data, non presenta una procedura e non annuncia la propria candidatura. Pone però una domanda che investe direttamente la permanenza al potere di Zelenskyy: se il conflitto dovesse durare ancora uno, due o tre anni, deve essere la durata della guerra provocata dalla Russia a determinare quando gli ucraini potranno tornare a scegliere chi li governa?

È il primo intervento di questo genere da parte di una personalità che abbia occupato un posto di primo piano nell’apparato di governo ucraino dopo il febbraio 2022. Reuters lo ha definito la sfida politica interna più seria affrontata finora da Zelenskyy durante l’invasione. Fedorov, inoltre, conosce dall’interno il sistema che ora critica: del primo governo formato dopo la vittoria presidenziale del 2019 era rimasto, fino a quest’anno, l’ultimo componente ancora in carica.

La legge ucraina vieta lo svolgimento delle elezioni durante la legge marziale, introdotta con l’invasione russa. Il mandato presidenziale iniziato da Zelenskyy nel maggio 2019 ha raggiunto nel maggio 2024 la sua ordinaria durata quinquennale, ma il presidente continua a esercitare le funzioni mentre le elezioni rimangono sospese. Parlare di voto significa quindi affrontare prima un problema giuridico e poi una serie di questioni materiali che, dopo quattro anni e mezzo di guerra, hanno dimensioni difficili da comparare con quelle di una normale consultazione elettorale.

Milioni di cittadini vivono all’estero o sono sfollati all’interno del Paese; centinaia di migliaia di uomini e donne prestano servizio nelle forze armate; una parte del territorio nazionale è occupata dalla Russia. A questo si aggiungono città sottoposte quotidianamente ad attacchi missilistici e con droni. Lo stesso Fedorov sostiene che un eventuale sistema elettorale dovrebbe garantire il voto ai militari, ai cittadini all’estero e a chi vive nelle zone prossime al fronte. La soluzione, per ora, non l’ha indicata.

La distanza tra la sua proposta e l’opinione prevalente nel Paese emerge dai dati del Kyiv International Institute of Sociology. In un sondaggio condotto tra il 20 luglio e il 3 agosto su 974 adulti residenti nei territori controllati dal governo, il 15 per cento degli intervistati si è dichiarato favorevole alle elezioni prima della fine delle ostilità. Il 23 per cento accetterebbe il voto dopo un cessate il fuoco accompagnato da garanzie di sicurezza; il 57 per cento ritiene invece che si debba attendere un accordo di pace definitivo e la conclusione della guerra. Il campione, precisa lo stesso KIIS, non comprende i cittadini rimasti nei territori occupati né quelli che hanno lasciato l’Ucraina dopo il 24 febbraio 2022.

La risposta dell’amministrazione presidenziale è stata breve. Dmytro Lytvyn, consigliere per la comunicazione di Zelenskyy, ha indicato negli attacchi russi la risposta alla proposta: «Gli attacchi quotidiani con droni e missili forniscono una risposta esauriente». Una fonte dell’Ufficio del presidente citata dalla BBC e ripresa da Ukrainska Pravda ha definito «molto bizzarro» programmare elezioni mentre cadono missili e droni e ha parlato di «completa mancanza di realismo». Zelenskyy non ha ancora risposto personalmente a Fedorov.

La scelta dell’ex ministro ha prodotto una reazione meno prevedibile anche tra coloro che, nelle ultime settimane, avevano manifestato proprio in suo sostegno.

Fedorov era stato nominato ministro della Difesa nel gennaio scorso, dopo oltre sei anni trascorsi alla Trasformazione digitale. In quel ruolo aveva costruito buona parte della propria reputazione politica: l’applicazione Diia, attraverso la quale gli ucraini possono accedere a numerosi servizi pubblici, era diventata il simbolo del suo progetto dello «Stato nello smartphone». Dopo l’invasione aveva sostenuto l'impiego di Starlink e promosso fin dalle prime fasi della guerra lo sviluppo di un’«armata di droni». Alla Difesa aveva promesso di applicare la stessa impostazione all’apparato militare, utilizzando dati e tecnologia per ridurre la dipendenza da uomini e strutture ereditate dall’epoca sovietica.

Quel programma lo aveva portato allo scontro con il comandante in capo Oleksandr Syrskyi. Quando Zelenskyy lo ha rimosso dal governo a metà luglio, la decisione ha provocato manifestazioni a Kyiv e in altre città. Fedorov ha poi accusato pubblicamente Syrskyi di ostacolare le iniziative del ministero e di non affrontare i problemi della conduzione della guerra. Zelenskyy spiegò inizialmente la sostituzione proprio con l’impossibilità per i due di lavorare insieme; pochi giorni dopo rimosse anche Syrskyi, senza però richiamare Fedorov.

Per settimane migliaia di persone hanno continuato a chiedere il ritorno dell’ex ministro. Il quadro è cambiato dopo il video del 18 agosto. Dmytro Koziatynskyi, veterano e tra gli organizzatori delle proteste, ha dichiarato di essere contrario alle elezioni durante la guerra e di non riuscire a immaginare come permettere a migliaia di militari impegnati al fronte di votare e candidarsi. Ha anche precisato che le manifestazioni riguardavano le riforme della Difesa e il rapporto tra governo e cittadini, non la futura carriera politica di Fedorov.

Sui social network alcuni partecipanti alle proteste gli hanno rivolto una domanda più scomoda: perché denunciare soltanto adesso un sistema del quale ha fatto parte per sette anni? «Se fossi stato reintegrato, non avresti criticato il sistema e non avresti chiesto le elezioni?», ha scritto uno di loro. Un altro ha osservato: «Non sono sceso in piazza per le tue ambizioni politiche, ma perché restassi al ministero della Difesa». Euronews ha raccolto numerose reazioni di questo tenore dopo la diffusione del video.

La coincidenza temporale ha contribuito alle accuse di opportunismo. Il 18 agosto Zelenskyy aveva definitivamente proposto Yevhenii Khmara per la guida del ministero della Difesa. Il Parlamento lo ha approvato il giorno successivo, chiudendo di fatto la possibilità di un ritorno di Fedorov. Khmara proviene dai servizi di sicurezza ed è conosciuto soprattutto per il ruolo nelle operazioni ucraine a lungo raggio contro obiettivi in territorio russo.

Fedorov, intanto, dispone di un capitale elettorale che rende difficile considerare il suo intervento come una semplice presa di posizione istituzionale. Un sondaggio del centro SOCIS, realizzato tra il 28 luglio e il 2 agosto su duemila persone, lo colloca al terzo posto in un ipotetico primo turno presidenziale: Zelenskyy al 22,3 per cento, l’ex comandante delle forze armate e attuale ambasciatore a Londra Valerii Zaluzhnyi al 21,4, Fedorov al 13,1. In un eventuale ballottaggio tra Fedorov e Zelenskyy, il sondaggio assegna all’ex ministro il 63,8 per cento e al presidente il 36,2. Lo studio non comprende la Crimea, i territori occupati e le aree nelle quali sono in corso combattimenti; il margine statistico dichiarato è del 2,6 per cento.

Sono numeri da trattare con la cautela dovuta a un’elezione puramente ipotetica, combattuta per di più in un Paese nel quale milioni di potenziali elettori non entrano facilmente nei normali campioni demoscopici. Dicono tuttavia qualcosa della posizione acquisita da Fedorov dopo la sua uscita dal governo. A 35 anni, l’uomo che per anni aveva rappresentato la parte più tecnologica del progetto politico di Zelenskyy si trova ora fuori dall’esecutivo, con un seguito personale e un profilo distinto da quello del presidente.

Nel videomessaggio ha scelto di parlare anche del criterio con cui viene esercitato il potere. «La gente non può vivere in uno Stato in cui non capisce perché certe decisioni vengono prese, perché certe riforme vanno avanti e altre sono bloccate», afferma. Il passaggio più diretto riguarda le nomine: diventa pericoloso, sostiene Fedorov, quando nella società si diffonde la percezione che contino meno «la professionalità, i risultati o la capacità di trasformare il Paese» della «lealtà personale al sistema».

La richiesta di elezioni arriva quindi alla fine di uno scontro iniziato sulla gestione della guerra e sulle nomine ai vertici militari. Fedorov non ha ancora detto di voler concorrere alla presidenza. Dopo il 18 agosto, però, la sua posizione nei confronti di Zelenskyy è cambiata anche sul piano pubblico: l’ex collaboratore che chiedeva di tornare al ministero ha cominciato a discutere apertamente di chi debba ricevere dagli elettori il potere di governare l’Ucraina durante una guerra che nessuno, oggi, è in grado di dire quanto durerà.

SOSTIENI SILERE NON POSSUM

Se questo articolo è online, è anche grazie al tuo sostegno.

Silere non possum sceglie di rendere accessibili gratuitamente gran parte delle proprie inchieste e dei propri contenuti, perché il giornalismo indipendente deve poter raggiungere tutti.

Sostenere il nostro lavoro significa permetterci di continuare a verificare, raccontare e pubblicare ciò che altri preferirebbero restasse nascosto.

SOSTIENICIABBONATI
Articoli correlati
Leavitt se ne va, Harp resta accanto a Trump: chi conta davvero alla Casa Bianca
Attualità
Leavitt se ne va, Harp resta accanto a Trump: chi conta davvero alla Casa Bianca
Quando la neutralità diventa discriminazione. Come la Corte Suprema ha trasformato la libertà religiosa negli Stati Uniti
Attualità
Quando la neutralità diventa discriminazione. Come la Corte Suprema ha trasformato la libertà religiosa negli Stati Uniti
Spotorno, le suore rischiano la spiaggia che finanzia le loro opere: la concessione sarà messa a gara
Attualità
Spotorno, le suore rischiano la spiaggia che finanzia le loro opere: la concessione sarà messa a gara