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Città del Vaticano - Questa mattina Papa Leone XIV ha ricevuto nel Palazzo Apostolico Sua Grazia Sarah Mullally, Arcivescovo di Canterbury, accompagnata da una delegazione ecumenica. L'incontro si inserisce nella lunga tradizione di dialogo tra la Chiesa cattolica e la Comunione anglicana, una tradizione che il Pontefice ha voluto richiamare con particolare calore nel suo discorso di benvenuto.

Il richiamo allo storico incontro di sessant'anni fa

Nel rivolgersi all'Arcivescovo, Leone XIV ha ricordato il memorabile incontro tra san Paolo VI e l'Arcivescovo Michael Ramsey, avvenuto sessant'anni fa. Un anniversario che la stessa Mullally ha commemorato con il cardinale Kurt Koch nella Cattedrale di Canterbury, la mattina successiva al suo insediamento. «Da allora - ha sottolineato il Papa - gli Arcivescovi di Canterbury e i Vescovi di Roma hanno continuato a incontrarsi e a pregare insieme».

Il Pontefice ha inoltre espresso gratitudine per il ministero dell'Anglican Centre in Rome, anch'esso istituito sessant'anni fa, rivolgendo un saluto particolare al Direttore del Centro, il Vescovo Anthony Ball, che proprio questa sera sarà incaricato dall'Arcivescovo Mullally come suo Rappresentante presso la Santa Sede.

«Pace a voi»: il saluto di Cristo risorto

Cuore del discorso del Santo Padre è stata una profonda riflessione sul tempo pasquale e sulle prime parole pronunciate da Gesù risorto: «Pace a voi». Leone XIV ha richiamato un tema a lui caro, già espresso in altre occasioni: la pace di Cristo risorto è una pace «disarmata». «Questo perché Egli ha sempre risposto alla violenza e all'aggressione in modo disarmato, invitandoci a fare altrettanto», ha spiegato il Papa, riprendendo quanto già affermato nel Messaggio per la LIX Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2026. I cristiani, ha aggiunto, sono chiamati a rendere insieme «una testimonianza profetica e umile a questa profonda realtà». Ed è un monito che Leone XIV, sia pure indirettamente, sembra estendere anche a quei cattolici molto attivi sul web i quali, anziché cogliere l'invito alla comunione e alle parole di amore e di conversione che il Papa rivolge a tutti, riempiono i social di commenti imbarazzanti e francamente scandalosi, prendendo di mira anche il ministero dell'Arcivescovo Mullally. Costoro dimenticano una verità elementare del Vangelo: la conversione dei cuori non passa mai attraverso l'insulto.

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Le divisioni tra cristiani indeboliscono l'annuncio del Vangelo

Il Pontefice ha affrontato con franchezza il tema dell'unità tra i cristiani, osservando che «mentre il nostro mondo sofferente ha grande bisogno della pace di Cristo, le divisioni tra i cristiani indeboliscono la nostra capacità di essere portatori efficaci di quella pace». Per questo motivo, ha esortato a essere «costanti nella preghiera e nell'impegno per rimuovere ogni ostacolo che impedisce l'annuncio del Vangelo». In questo contesto, Leone XIV ha rivelato un aspetto personale del suo ministero, ricordando il motto che scelse al momento della sua consacrazione episcopale: In Illo uno unum, «Nell'Uno - cioè Cristo - siamo uno», espressione tratta da sant'Agostino. Una scelta che testimonia come l'attenzione all'unità, sia dentro che fuori la Chiesa, abbia sempre accompagnato il suo ministero pastorale.

Il cammino ecumenico tra progressi e nuove sfide

Il Papa ha riconosciuto la complessità del dialogo teologico tra anglicani e cattolici, avviato proprio sessant'anni fa con la Dichiarazione comune di Paolo VI e Ramsey, che parlava della ricerca della «restaurazione della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale». Pur ammettendo che «su alcune questioni storicamente divisive sono stati compiuti molti progressi», Leone XIV non ha nascosto le difficoltà attuali: «Negli ultimi decenni sono sorti nuovi problemi, rendendo più difficile discernere il percorso verso la piena comunione».

Un riferimento implicito alle questioni che attraversano oggi la stessa Comunione anglicana, ma anche al fatto storicamente inedito che per la prima volta Roma si trova a dialogare con un Arcivescovo di Canterbury donna. Un dato che, per noi cattolici, non può essere ignorato: già con la bolla Apostolicae Curae del 1896, Leone XIII aveva dichiarato invalide tutte le ordinazioni conferite secondo il rito anglicano, ritenendole prive di ogni effetto sacramentale. A ciò si aggiunge l'ulteriore questione delle ordinazioni femminili, che la Chiesa cattolica considera anch'esse invalide, come ribadito in modo definitivo da san Giovanni Paolo II nella Ordinatio Sacerdotalis del 1994.

L'eco di Papa Francesco e l'appello a non fermarsi

Particolarmente significativo il riferimento al predecessore. Leone XIV ha citato le parole pronunciate da Papa Francesco ai Primati della Comunione anglicana il 2 maggio 2024: sarebbe «uno scandalo» se, a causa delle divisioni, i cristiani non compissero la loro comune vocazione di far conoscere Cristo. A queste parole il nuovo Pontefice ha aggiunto un suo personale ammonimento: «Sarebbe anche uno scandalo se non continuassimo a lavorare per superare le nostre differenze, per quanto possano apparire intrattabili».

Verso l’unità voluta da Cristo

Concludendo il suo discorso, Leone XIV ha invocato lo Spirito Santo - quello stesso Spirito che il Signore alitò sui discepoli la sera della risurrezione - affinché guidi i passi di entrambe le tradizioni cristiane nella ricerca dell'unità voluta da Cristo «per tutti i suoi discepoli». Rivolgendosi infine direttamente a Sua Grazia, il Papa ha pregato perché lo Spirito Santo la renda «feconda nel servizio al quale è stata chiamata», estendendo la benedizione anche alla sua famiglia.

L'incontro di questa mattina rappresenta dunque un nuovo, importante tassello in un cammino ecumenico che, pur tra difficoltà rinnovate, continua a essere visto da Roma e da Canterbury come una vocazione irrinunciabile per la credibilità stessa dell'annuncio cristiano nel mondo contemporaneo.

D.L.E.
Silere non possum

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