Città del Vaticano - Questa mattina, 11 febbraio 2026, alle ore 10, nell’Aula Paolo VI, Papa Leone XIV ha tenuto la consueta udienza generale del mercoledì, dedicando la catechesi al rapporto tra Parola di Dio e Chiesa, così come delineato dalla Costituzione conciliare Dei Verbum (capitolo sesto). È la quinta catechesi che il Pontefice dedica a questo documento: Leone XIV lo ha già affrontato, secondo diverse angolature, nelle udienze del 14, 21 e 28 gennaio  e del 4 febbraio 2026.

La Chiesa viene indicata come il “luogo proprio” della Sacra Scrittura. Il Pontefice ha insistito su un dato ecclesiale e spirituale insieme: la Bibbia nasce “sotto l’ispirazione dello Spirito Santo” dal popolo di Dio ed è destinata al popolo di Dio; nella comunità cristiana trova il suo “habitat”, cioè lo spazio vitale in cui dispiega significato e forza. In questa prospettiva, leggere la Scrittura fuori dalla vita della Chiesa significa privarsi del contesto in cui essa è custodita, spiegata e realmente ascoltata.

Nella catechesi è tornata con decisione la centralità della liturgia: il Concilio - ha ricordato il Papa - attesta la venerazione della Chiesa per le divine Scritture “come per il Corpo stesso del Signore”, e descrive l’atto ecclesiale di nutrirsi “alla mensa” della Parola e dell’Eucaristia. Insieme con la Sacra Tradizione, le Scritture vengono presentate come la “regola suprema” della fede. Ne deriva una conseguenza pastorale immediata: la Parola non resta sullo sfondo come semplice repertorio di testi, ma opera nella Chiesa, orientando culto, dottrina e vita. Il Papa ha collocato questa linea conciliare dentro un percorso più recente, richiamando l’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi del 2008 su “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” e l’Esortazione postsinodale di Benedetto XVI Verbum Domini (30 settembre 2010). Qui viene rimarcata la questione dell’ermeneutica: l’interpretazione autentica della Bibbia matura nella fede ecclesiale; e il “luogo originario” dell’interpretazione scritturistica coincide con la vita stessa della Chiesa. È una chiave di lettura importante per comprendere sia la responsabilità del Magistero e della comunità, sia il senso di un ascolto personale che non si chiude nell’individualismo. Da questo quadro emerge l’obiettivo della Scrittura: far conoscere Cristo e aprire un dialogo con Dio. Il Pontefice ha ripreso l’espressione di San Girolamo - “L’ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo” - per chiarire che la lettura e la meditazione biblica non sono un esercizio neutro o puramente culturale: mirano a un incontro, a una “conversazione” che diventa possibile quando la Bibbia è accolta con un atteggiamento interiore di preghiera. La Rivelazione, come ricorda Dei Verbum, si presenta proprio come un dialogo in cui Dio parla agli uomini “come ad amici”; nella catechesi questa immagine è stata tradotta in un invito concreto a leggere la Scrittura lasciandosi raggiungere da una parola che interpella e orienta.

Il Papa ha poi descritto la funzione “attiva” della Sacra Scrittura nella vita ecclesiale: con la sua efficacia e potenza sostiene e dà vigore alla comunità cristiana. Qui l’attenzione si è spostata sui soggetti chiamati a un rapporto stabile e competente con la Parola: chi svolge il ministero della Parola - vescovi, presbiteri, diaconi, catechisti - è indicato come destinatario di una responsabilità specifica, che passa attraverso l’“amore” per le Scritture e una reale “familiarità” con esse. Al tempo stesso viene riconosciuto il valore del lavoro degli esegeti e di quanti operano nelle scienze bibliche, mentre la teologia è descritta come disciplina che trova nella Parola di Dio “fondamento e anima”.

Nella parte più marcatamente missionaria, la catechesi ha incrociato il tema delle “tante parole” che circondano la vita quotidiana: parole che possono risultare vuote o incapaci di toccare “il destino ultimo” dell’uomo. In questa cornice, la Parola di Dio viene presentata come risposta alla sete di significato e di verità sulla vita, definita “sempre nuova” e inesauribile nelle sue ricchezze. Il Papa lega qui il dinamismo della Parola alla missione: ciò che nutre la fede dentro la Chiesa spinge anche oltre i confini visibili della comunità, mantenendola aperta verso tutti. Nel finale della catechesi, la prospettiva si concentra su un asse cristologico: vivendo nella Chiesa si comprende che la Scrittura è “totalmente relativa” a Gesù Cristo. Il Papa ha ripreso l’identità di Cristo come Parola vivente del Padre, il Verbo fatto carne: tutte le Scritture annunciano la sua Persona e la sua presenza che salva, per ogni uomo e per l’intera umanità. L’invito conclusivo è stato quello di “aprire cuore e mente” a questo dono “alla scuola di Maria, Madre della Chiesa.

Nei saluti il Santo Padre ha menzionato in particolare i partecipanti al corso di formazione sacerdotale promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, la parrocchia Sacro Cuore di Andria e la Comunità della Risurrezione di Roma. Il pensiero finale è andato a giovani, malati e sposi novelli, nel giorno della memoria della Beata Vergine di Lourdes e della Giornata Mondiale del Malato: il Papa ha annunciato che, al termine dell’udienza, si sarebbe recato alla grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani per accendere un cero, segno di preghiera per tutti gli ammalati ricordati “con particolare affetto”.

s.V.B.
Silere non possum