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Salta l'accordo Wellington Polo Fashion e Vicariato. Una salvezza per le tasche della diocesi
Chiesa cattolica06 marzo 2024

Salta l'accordo Wellington Polo Fashion e Vicariato. Una salvezza per le tasche della diocesi

Ecco i documenti che sarebbero stati firmati se Silere non possum non fosse intervenuto nel caso Wellington Polo Fashion e Vicariato di Roma

In questi mesi le attività di don Renato Tarantelli si sono concentrate molto sui contratti da far firmare piuttosto che sulle lettere da inviare a coloro che non pagano. Ne abbiamo parlato in questo articolo. Grazie alla denuncia fatta da Silere non possum il Vicariato di Roma evitato di firmare un Contratto ed un Accordo Transattivo che avrebbero creato grave scandalo e procurato non pochi grattacapi. Qui è possibile leggere i documenti che Renato Tarantelli si era addirittura rifiutato di far leggere ai membri del Consiglio per gli Affari Economici. Il vescovo ausiliare Benoni Ambarus aveva più volte manifestato perplessità proprio per alcune clausole che avrebbero permesso a Wellington Polo Fashion di fare dell'Ospizio dei Cento Petri un albergo extra lusso. Nonostante il principe del foro Renato Tarantelli avesse più volte detto che non sarebbe stato possibile, al Comune di Roma qualcuno si era già premurato di chiedere il cambio di destinazione d'uso dell'immobile. Leggendo quelle che erano le bozze del Contratto e dell'Accordo Transattivo si ha chiaro quanto Tarantelli ha dovuto ammettere nella nota di due pagine del 7 febbraio 2024 con protocollo 211/24/lg che è finita sulla scrivania del Papa. 

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Documento allegato
Documento allegato 1

Da questi documenti emerge chiaramente come la gestione del denaro del Vicariato di Roma sia stata affidata a soggetti che stanno dimostrando completa incompetenza. In merito al DPO è dovuto intervenire il Pontefice stesso con un biglietto inviato al cardinale Vicario nel quale ha assicurato di occuparsi personalmente della questione. A Santa Marta qualcuno ha commentato: «Siamo alle solite, un altro occiduo? In questi anni sembrava che questa Costituzione Apostolica sarebbe stata la soluzione a tutti i mali ma qui dentro ogni volta che arriva qualcuno dal Vicariato volano gli stracci»

I documenti fantasma

Ormai è diventata una consuetudine qui in Vaticano e sembra che il metodo si estenda anche al Palazzo Lateranense. In questi anni Papa Francesco si è lasciato andare nel firmare documenti a caso. Lo abbiamo visto nel procedimento penale Sloane Avenue dove Alessandro Diddi ha fatto firmare a Francesco dei rescritti che modificavano la normativa procedural penale in corso d'opera. Oggi il Pontefice sta facendo la stessa cosa con la Costituzione Apostolica in Ecclesiarum Communione e il Regolamento Generale. 

Per quanto riguarda la prima a Santa Marta sono state portate numerose rimostranze in merito a diversi articoli che si sono rivelati inapplicabili. Il lavoro di Renato Tarantelli e Gianfranco Ghirlanda è stato - come al solito - egregio e inattaccabile (sic!). Questa confusione ha costretto Tarantelli a far firmare al Papa pagine e pagine di "Interpretazione autentica". Righe di documenti che contraddicono lo stesso documento primaria. Completa follia. Inoltre, dalla sede della cancelleria dove regna Maria Teresa Romano, figlia spirituale di Libanori, all'occasione escono dei decreti firmati dal Papa e datati il 21 dicembre 2023. Appena sorge un problema spunta il decreto. La domanda è: ma se questi decreti ci sono già e sono tutti stati realmente firmati il 21 dicembre 2023, perchè non renderli pubblici subito? Chissà. Forse si tratta della stessa storia della nomina a DPO? Mah. Fatto sta che questo modus agendi lede gravemente i diritti delle persone coinvolte che non hanno la possibilità di conoscere la normativa che deve guidare il loro operato. Ancora una volta viene leso un diritto fondamentale di qualsiasi ordinamento che si possa dire "di diritto" e cioè la pubblicità delle norme e la possibilità, per chi le deve rispettare, di conoscerle. 

Per quanto riguarda il Regolamento Generale del Vicariato di Roma, al momento pubblicato solo da Silere non possum, si tratta di un testo che è talmente sconclusionato che non si può applicare. Baldo Reina ha dovuto inviare una comunicazione il 9 gennaio 2024 nella quale ha detto ai dipendenti «la circostanza che il Regolamento sia stato approvato ad experimentum per un triennio ci permette di disporre di questo congruo tempo per formulare e condividere, in spirito sinodale, i miglioramenti ed eventuali affinamenti che, dopo una ponderata lettura, riterremo di suggerire al nostro Vescovo». La domanda ora è: come fanno i dipendenti a condividere e formulare miglioramenti se il testo non glielo facciamo leggere? Ad Agrigento sembra abbiano tolto l'ossigeno. 

d.L.E.

Silere non possum

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