Acerra - Lasciata la Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove ha incontrato il clero e le famiglie delle vittime dell'inquinamento ambientale, Papa Leone XIV si è trasferito in Papamobile fino a Piazza Calipari, attraversando le strade della città fra l'entusiasmo dei fedeli accorsi da tutti i comuni della Terra dei Fuochi. Alle 10.40 il Pontefice ha raggiunto il palco allestito in piazza per il secondo momento - quello civile e popolare - della sua visita pastorale: l'incontro con i sindaci dei comuni del territorio e con le migliaia di fedeli che da ore attendevano il suo arrivo.

Dopo le parole di saluto del sindaco di Acerra, Tito d'Errico, il Papa ha pronunciato un discorso denso e franco, che ha intrecciato la denuncia del male con un appello alla responsabilità personale e comunitaria.

"Una bellezza fragile chiede cura"

"Sono contento di trascorrere fra voi questo sabato mattina, per visitare nuovamente una regione di cui nessuna ingiustizia può cancellare la bellezza", ha esordito Leone XIV. Una frase che ha immediatamente capovolto la narrazione ridotta al solo degrado: la Terra dei Fuochi è anzitutto una terra bella, e proprio per questo ferita. "Più una bellezza è fragile, più chiede cura e responsabilità", ha aggiunto il Pontefice, indicando in questa consapevolezza il senso principale della sua presenza ad Acerra: "confermare e incoraggiare quel sussulto di dignità e responsabilità che ogni cuore onesto avverte quando la vita germoglia e subito è minacciata dalla morte".

Il Papa ha riconosciuto che l'espressione "Terra dei Fuochi" non rende giustizia al bene che c'è e che resiste, ma ha avuto il merito di facilitare "una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell'indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini". Ha quindi ringraziato la Chiesa locale - vescovi, preti, diaconi, religiosi e laici - per aver accolto prontamente il messaggio della Laudato si' e l'invito di Papa Francesco a una Chiesa "in uscita, missionaria, sinodale".

Contro il fatalismo: "Il bene comune viene prima"

Il passaggio più severo del discorso è stato dedicato alle scorciatoie morali che fanno da terreno di coltura all'illegalità. "C'è sempre una sottile convenienza nella rassegnazione, nei compromessi, nel rimandare le decisioni necessarie e coraggiose", ha ammonito Leone XIV. "Il fatalismo, il lamento, lo scaricare la colpa sugli altri sono il terreno di coltura dell'illegalità e un principio di desertificazione delle coscienze". Da qui l'appello, scandito con forza: "Assumiamoci ognuno le proprie responsabilità, scegliamo la giustizia, serviamo la vita! Il bene comune viene prima degli affari di pochi, degli interessi di parte, piccoli o grandi che siano".

Rivolgendosi a una terra che - sono parole sue - "ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti", il Papa ha parlato di un "nuovo patto" da costruire, di un tempo della rinascita che "non è tempo di rimozione, ma di azione etica e di memoria operosa".

La denuncia del "paradigma tecnocratico"

Riprendendo un nucleo centrale della Laudato si', Leone XIV ha allargato lo sguardo dalla Terra dei Fuochi alle dinamiche globali, individuando nel "paradigma tecnocratico" la radice profonda del degrado ambientale e sociale. Un paradigma che, ha denunciato, "si presenta ancora oggi come vincente: è all'origine del moltiplicarsi dei conflitti, dietro ai quali c'è la corsa all'accaparramento delle risorse; lo vediamo resistere ogni volta che chi ha responsabilità politiche e istituzionali è troppo debole verso chi è forte; lo ritroviamo attivo in uno sviluppo tecnologico che mira ai vertiginosi profitti di pochi ed è cieco davanti alle persone, al loro lavoro e al loro futuro". Parole forti, rivolte tanto ai sindaci presenti quanto a un orizzonte più ampio: il cambiamento, ha ribadito il Pontefice, deve cominciare dallo sguardo.

L'educazione come priorità

Il Papa ha indicato nell'educazione la via maestra della rinascita, citando con un'inversione significativa una formula nota: "Secondo alcuni, lasciare un mondo migliore ai nostri figli è diventata un'ambizione molto grande. Non lo deve essere, però, la missione di lasciare al mondo figli e figlie migliori". Un impegno, ha precisato, che riguarda tutti - "giovani e adulti, bambini e anziani, cittadini e governanti, lavoratori e datori di lavoro, fedeli e pastori" - perché "tutti abbiamo da imparare ancora". Per i cristiani, ha aggiunto, significa "fare strada con Gesù: diventare, ad ogni età, sempre più e meglio suoi discepoli".

Gli emarginati e i pionieri

Leone XIV ha avuto un ringraziamento particolare per "quei 'pionieri' che, col loro impegno coraggioso, hanno per primi denunciato i mali di questa terra e hanno portato l'attenzione sulla realtà oscurata e negata del suo avvelenamento", con un riferimento esplicito alle associazioni ambientaliste. Ma ha anche introdotto un passaggio di grande delicatezza sociale, ricordando che il nome "Terra dei Fuochi" rinvia ai roghi appiccati ai margini delle città "talvolta da minoranze respinte ed emarginate, di cui pochi hanno conoscenza e stima". La conclusione è stata netta: "L'emarginazione produce sempre insicurezza: la via in salita è contrastare l'emarginazione, non gli emarginati, è rompere l'intera catena, non colpire solo l'ultimo anello. Voi lo sapete bene!".

In questo anno giubilare di San Francesco, Patrono d'Italia, il Papa ha richiamato il santo di Assisi come maestro di una pace fondata "sulla cura verso l'altro, sulla fraternità", chiamando i presenti a vigilare "come sentinelle nella notte" per poter essere "tra quelli che osserveranno la nuova alba".

Acerra nel cuore

Al termine del discorso, dopo le parole di ringraziamento di Mons. Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, e il saluto ad alcuni rappresentanti del territorio, il Santo Padre ha affidato alla Vergine Maria, "Stella del mattino", le famiglie e le comunità incontrate. "Vi ringrazio tanto: questa visita per il Papa è molto preziosa!", ha detto congedandosi.

Il Pontefice si è quindi trasferito in auto al campo sportivo "Arcoleo", dove ha salutato le autorità che lo avevano accolto al suo arrivo. Alle ore 12.00 circa Papa Leone XIV è ripartito in elicottero alla volta del Vaticano, con atterraggio all'eliporto previsto per le 12.45.  Si è chiusa così una visita pastorale di poche ore ma di grande densità, che ha portato la voce del Successore di Pietro nel cuore di una delle ferite più dolorose del Mezzogiorno italiano, indicando nella responsabilità condivisa, nell'educazione e nel superamento del paradigma tecnocratico la via per la rinascita.

p.E.R.
Silere non possum

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