Vitorchiano - Il monastero trappista di Nostra Signora di San Giuseppe ha una nuova badessa. Il 22 luglio la comunità monastica ha eletto suor Maria Giovanna Locatelli, che guiderà l’abbazia per i prossimi sei anni. L’elezione segue le dimissioni di madre Rosaria Spreafico, alla guida del monastero dal 1988, accolte dall’abate generale dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza ed entrate in vigore il 3 luglio scorso.
Nata a Roma nel 1979, madre Maria Giovanna è entrata nel monastero di Vitorchiano nel 2004 e ha emesso la professione solenne nel 2010. Prima dell’elezione ricopriva l’incarico di maestra delle novizie. La nuova badessa è molto vicina alla Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, realtà nata nell’ambiente di Comunione e Liberazione. Anche suo fratello è un sacerdote appartenente alla Fraternità.
Una storia
La storia della comunità precede di molti decenni il suo insediamento nel Viterbese. La prima fondazione risale al 1875, a San Vito presso Torino, per iniziativa dell’abbazia francese di Notre-Dame de Toute Consolation di Lyon-Vaise. Nel 1898 le monache si trasferirono a Grottaferrata, assumendo il nome di Nostra Signora di San Giuseppe. In quella comunità maturò la vocazione ecumenica della beata Maria Gabriella Sagheddu, che offrì la propria vita per l’unità dei cristiani e fu beatificata da Giovanni Paolo II nel 1983. L’aumento delle vocazioni rese insufficiente la sede di Grottaferrata e nel 1957 la comunità si trasferì nel monastero costruito a Vitorchiano.
Sotto l’abbaziato di madre Cristiana Piccardo, dal 1964 al 1988, la comunità conobbe una notevole espansione e avviò numerose fondazioni in Italia e all’estero. Il primo gruppo partì nel 1968 per fondare il monastero di Valserena, in Toscana; seguirono comunità in Argentina, Cile, Venezuela, Indonesia, Filippine, Repubblica Ceca, Portogallo e in altri Paesi.

Il rapporto con CL
Proprio negli anni Sessanta si consolidò il rapporto con Comunione e Liberazione. Nel 1964 madre Cristiana accolse una giovane che era stata alunna di don Luigi Giussani al liceo Berchet di Milano. A quella prima entrata ne seguirono diverse altre provenienti dallo stesso ambiente. Nel 1968 la comunità aveva raggiunto le novanta monache. Da allora Vitorchiano è diventato uno dei due monasteri che Comunione e Liberazione considera alla stregua di piccoli feudi spirituali. Non sorprende, dunque, che Davide Prosperi abbia immediatamente inviato le proprie congratulazioni alla nuova badessa, definendo la comunità una testimonianza della bellezza e della novità di vita donate da Cristo.
Questo stesso filo rosso ha legato al monastero anche Mauro-Giuseppe Lepori, abate generale dell’Ordine Cistercense e figura di Comunione e Liberazione. Le inchieste di Silere non possum hanno documentato i numerosi abusi di potere e di coscienza compiuti e tuttora perpetrati da Lepori ai danni di monache e monaci dell’Ordine Cistercense. È proprio il comune legame con Comunione e Liberazione ad aver favorito, nel tempo, una collaborazione che ha spesso assunto i contorni di una vera e propria commistione tra realtà formalmente distinte. Lepori ha infatti coinvolto religiose dell’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza nelle iniziative formative dell’Ordine Cistercense. Tra queste figura la stessa Maria Giovanna Locatelli, chiamata nel 2018 a offrire un contributo sulla Regola di san Benedetto e sul rapporto con il mondo giovanile.
L’abate generale, che i monaci di Hauterive descrivono come «arrogante, arrivista e vendicativo», si prepara nelle prossime ore alla propria passerella al Meeting di Rimini: com’è noto, il luogo più consono per un monaco di clausura. È lo stesso abate che rimproverava alle monache di San Giacomo di Veglia di non essere abbastanza «monache di clausura» perché vendevano vino per sostenere economicamente la comunità. Evidentemente, la clausura vale quando deve essere imposta agli altri; quando invece si tratta di salire su un palco, partecipare a eventi e coltivare relazioni pubbliche, le esigenze della vita monastica diventano improvvisamente molto più elastiche. Questa è la coerenza di certi personaggi.
Due ordini distinti
Occorre ricordare che l’Ordine Cistercense, identificato dalla sigla O.Cist. e guidato da Lepori, e l’Ordine Cistercense della Stretta Osservanza, O.C.S.O., al quale appartengono le trappiste di Vitorchiano, sono due ordini religiosi distinti. La separazione istituzionale risale al 1892, quando le congregazioni trappiste della Stretta Osservanza furono riunite in un nuovo ordine autonomo rispetto all’Ordine Cistercense.
L’elezione di madre Maria Giovanna Locatelli apre quindi una nuova fase dopo i trentotto anni di governo di madre Rosaria Spreafico, ma conferma anche la continuità di una precisa rete di appartenenze e influenze che da decenni accompagna la vita del monastero di Vitorchiano.
p.M.P.
Silere non possum



