Silere non possum è entrato in possesso del documento che Mauro Giuseppe Lepori, abate generale dell'Ordine Cistercense, ha consegnato al Dicastero per la Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica a proposito del monastero di San Giacomo di Veglia. Nella relazione, Lepori attribuisce alla badessa della comunità una straordinaria capacità di manipolazione e di seduzione, esercitata tanto dentro quanto fuori dal monastero, senza però produrre alcuna prova a sostegno dell'accusa: l'unico argomento addotto è che diverse persone le davano ragione, circostanza che agli occhi dell'abate generale equivarrebbe già alla dimostrazione che quelle stesse persone sono state, a loro volta, plagiate. Lepori arriva a sostenere che persino la visitatrice nominata dal Dicastero per verificare la situazione del monastero sia stata soggiogata dall'ascendente della badessa.

«Voglio la testa di Aline». Gli abusi di coscienza di Mauro Giuseppe Lepori
Nella relazione inviata al Dicastero per la Vita Consacrata, l'abate generale accusò la badessa di manipolazione senza portarne alcuna prova e ne chiese l'esclusione perpetua dal governo dell'Ordine: uno schema che, secondo diverse testimonianze interne, si è verificato in diverse realtà in cui è stato Lepori.
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