On 05 and 18 May, the interrogation of Cardinal Becciu took place in the Vatican. Here is what happened.

Il clima in aula continua ad essere teso ed irrespirabile. Alessandro Diddì, promotore di giustizia aggiunto, ha preso in mano l'ufficio approfittando anche delle condizioni di salute del titolare, Giampiero Milano. L'avvocato romano, chiamato in Vaticano a svolgere il ruolo di pubblica accusa, ha scambiato l'aula di tribunale con uno show televisivo. Il metodo che utilizza nel fare domande agli imputati è lo stesso che ha utilizzato con il gran pentito Mons. Alberto Perlasca. Non si parla di documenti ma di articoli di giornale, di sentito dire e considerazioni personali. Dall'interrogatorio del 05 maggio e di oggi emerge chiaro come quest'uomo abbia più interesse a far emergere argomenti da gossip piuttosto che la verità dei fatti contestati nel capo di imputazione. Peraltro, a distanza di mesi e mesi, ancora non è chiaro quali sarebbero le gravi colpe del Cardinale Angelo Becciu. Oggi l'attacco anche ai giornalisti che hanno osato criticare l'operato del Promotore di Giustizia, accusati di essere d'accordo con il cardinale. Il principe del foro romano non ammette di essere criticato, ma i libri di diritto canonico non li vuole sfogliare.

L'udienza del 05 maggio

Durante l'interrogatorio portato avanti da Alessandro Diddì in alcuni momenti si è avuta la sensazione di essere in uno show televisivo e non in un'aula di giustizia. L'avvocato romano ha iniziato a tacciare le difese affermando che "suggerivano le risposte" all'imputato, quando in realtà i legali si opponevano semplicemente alle sue domande che non possono essere fatte. Il grande problema è sempre lo stesso, questi soggetti non conoscono il codice di procedura penale e giocano sulla vita di una dozzina di imputati. Ad un certo punto dell'udienza Diddì pretende di dare alla difesa del Cardinale delle "lezioni di correttezza" e continua ad insultare le difese dicendo che si oppongono alle domande solo perchè non vogliono che si entri in certi argomenti. Ora ci si continua a chiedere dove questi signori abbiano studiato la procedura penale. In tribunale, il giudice ha un ruolo ben preciso che è quello di sorvegliare. Quando l'accusa o la difesa fanno delle domande, è compito del giudice ammetterle. Nel codice vigente nello Stato della Città del Vaticano questa regola è ancor più ferrea perchè addirittura le domande dovrebbero essere rivolte dal giudice stesso. E invece ci si ritrova in aula ad assistere ad un battibecco da scuole elementari fra le difese e il Promotore di Giustizia che si lamenta perchè glia avvocati fanno semplicemente il loro lavoro. Un piagnisteo ed un vittimismo che fanno davvero ridere. Piuttosto che perdere tempo in queste teatrate sarebbe forse il caso che nell'Ufficio del Promotore di Giustizia si iniziasse a sfogliare la procedura penale.

Addirittura quando Alessandro Diddì mette in bocca al cardinale delle parole che lui non aveva neppure pronunciato, le difese intervengono dicendo che non è corretto ciò che dice e lui continua imperterrito a dire che le difese non devono motivare le loro opposizioni. Peraltro riguardava questioni che il cardinale aveva riferito nelle dichiarazioni spontanee che erano scritte, pertanto bastava poco per rendersi conto che Diddì aveva preso un palo.

Resta comunque chiaro che il dibattimento in questo processo sembra guidato dall'accusa e non certo dal tribunale, anche perchè il Promotore di Giustizia si lamenta anche con lo stesso Pignatone quando non ammette le sue domande che, ripetiamo, sono volte a fare gossip e non ad accertare la verità. Basti pensare alle dichiarazioni, riprese da quei giornalisti che sono pagati a click, in merito ai finanziamenti alla Russia, che ha fatto Diddì in aula. Ora bisogna chiederci: ma questo processo ha il fine di tutelare la Santa Sede oppure ha il fine di far credere alla povera gente che oltre Tevere vi sia lo schifo più assoluto? Basta essere chiari. Perchè seppur Francesco voglia far credere che lui ripulisce, bisogna rammentare che è sempre lui che lì ce le mette queste persone. Nel testo dell'interrogatorio del 05 maggio 2022, che pubblichiamo in fondo a questo articolo, emerge anche il racconto della giornata 29.04.2020.

Le dimissioni del Cardinale Angelo Becciu

Nell'interrogatorio è stato chiesto al cardinale cosa avvenne il 29.04.2020 quando lui andò dal Santo Padre per una udienza programmata e si vide revocare qualsiasi incarico e i diritti del cardinalato. La domanda gli viene rivolta dal Promotore Alessandro Diddì e anche questa è una delle domande che il dott. Pignatone non avrebbe dovuto ammettere. Il codice difatti parla chiaro, non possono essere ammesse domande non pertinenti con il capo di imputazione. In questo processo non si sta discutendo delle dimissioni di Becciu ma di accuse ben più gravi. Dopo diversi tentennamenti dovuti al timore reverenziale che Becciu ha nei confronti di Francesco, ha riferito che quella sera il Papa lo accolse con il volto scuro. Gli disse che la Guardia di Finanza aveva presentato gli esiti di alcune attività investigative dalle quali emergeva che "la manina del fratello tonino" aveva tolto i soldi. Il linguaggio è proprio quello di Francesco, ormai lo conosciamo. Il cardinale ha anche spiegato che ha tentato di dire al Papa che lui non sapeva dove fossero ora i soldi ma che avrebbe chiesto perchè non dubitava affatto della buona fede nè del vescovo di Ozieri nè del fratello. Francesco però non ha voluto sentire ragioni e gli ha palesato quale era la sua grande preoccupazione: la sua immagine. Beh, nulla di nuovo no? Sono nove anni che vediamo quanto il Papa stia investendo tutto sulla sua immagine. Addirittura lo stesso ragionamento lo fece sul viaggio di ritorno da Cipro e Grecia in merito alle dimissioni di Mons. Aupetit.

Quando gli chiesero come mai si dimise l'Arcivescovo di Parigi lui rispose: "fate l'indagine. Fate l'indagine. Perché c'è pericolo di dire: "E' stato condannato". Ma chi lo ha condannato? "L'opinione pubblica, il chiacchiericcio…". Ma cosa ha fatto? "Non sappiamo. Qualcosa…". [...] Per questo, io ho accettato le dimissioni di Aupetit non sull'altare della verità, ma sull'altare dell'ipocrisia. Questo voglio dire. Grazie."

Sostanzialmente il Santo Padre tiene più all'opinione pubblica che alla Verità. Beh, lo ha dimostrato in diverse occasioni. Ma il comportamento di Francesco non è sempre uguale. Ci sono prelati di serie A e prelati di serie B. Al Cardinale Becciu quella sera ha detto: "Non posso non fare nulla perchè presto uscirà anche un articolo sul giornale". Certo, perchè affidarci ai mezzi della Giustizia quando possiamo contare sui giornali? Questo ragionamento però Bergoglio non lo ha fatto nè con Mons. Zanchetta, il quale ora si trova in carcere in Argentina per aver abusato sessualmente di alcuni seminaristi e neppure nei confronti del Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Il cardinale honduregno è stato coinvolto in uno scandalo riguardante stipendi e investimenti milionari che sarebbero stati operati dal prelato stesso.

Francesco difensore d'Ufficio, ma i casi li sceglie lui 

Per alcuni amici, quindi, il Papa sceglie di assumere una difesa d'ufficio. Sulla base di cosa non si sa. In una intervista con Valentina Alazraki di Televisa ha difeso a spada tratta il cardinale Maradiaga dicendo: "Gli dicono di tutto, ma non c'è nulla di certo, no, è onesto e mi sono preoccupato di esaminare bene le cose. Si tratta di calunnie. Sì. Perché nessuno ha potuto provare nulla. Può essersi sbagliato in qualcosa, può aver commesso qualche errore, ma non del livello che gli vogliono addossare. Questo è l'importante, perciò lo difendo". 

Per Mons. Zanchetta, durante la stessa intervista ha detto: "Sì, ma alla fine si è difeso dicendo che lo avevano hackerato, e si è difeso bene. Allora di fronte all'evidenza e a una buona difesa resta il dubbio, ma in dubio pro reo. Ed è venuto il cardinale di Buenos Aires per essere testimone di tutto". 

Allora bisogna chiedersi: come mai per Becciu e molti altri non è stata utilizzata questa formula in dubio pro reo? Chi sono i consiglieri di Francesco?

L'udienza del 18 maggio 2022

È stata accolta la costituzione di parte civile di Mons. Alberto Perlasca nei confronti del Cardinale Angelo Becciu. Rigettata nei confronti di Crasso, Tirabassi, Torzi e Squillace. Quest'oggi addirittura Diddì si è rivolto ad un Principe della Chiesa dicendogli: "Lei finge di non ricordare" e ha scatenato l'ira del presidente Pignatone che ha sospeso l'udienza. Non c'è alcun rispetto per le persone e sopratutto il Promotore aggiunto non sa ricoprire questo ruolo che deve essere sopratutto di alto profilo. Diplomatico. Mai entrare in polemica.

Becciu ha ripreso il racconto interrotto il 05 maggio e ha riferito che non era al corrente dei rendimenti del palazzo londinese. Fu proprio monsignor Alberto Perlasca a dirgli che per gli investimenti ci voleva tempo, ha sottolineato che aveva totale fiducia nei suoi sottoposti che avevano "l'obbligo morale di non mettere in difficoltà i superiori".

Quando il Promotore di Giustizia aggiunto ha fatto notare a Becciu che comunque lui aveva continuato ad interessarsi della vicenda anche dopo esser stato nominato Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il Cardinale ha detto che gli erano state prospettate da Mons. Perlasca, delle difficoltà, si parlò di un mutuo da estinguere.

Oggi il Cardinale ha sciolto anche la riserva, chiamiamola così, in merito a quanto accaduto con il dottor Libero Milone. Il 05 maggio infatti scelse di non rispondere, avvalendosi di una facoltà concessagli dal codice, per tutelare il Sommo Pontefice. Nei giorni scorsi però, ha precisato Becciu, ha avuto l'autorizzazione di Francesco a spiegare la vicenda e ha riferito in aula che l'allontanamento del revisore generale Libero Milone fu dettata dal Papa in persona che aveva perso fiducia nel revisore. 

Becciu ha continuato a sostenere, anche oggi, che la Segreteria di Stato non era soggetta alla Segreteria per l'Economia ma godeva di indipendenza.

Il Promotore Diddì ha proiettato dei documenti per mostrarli al Tribunale e all'imputato, al quale ha chiesto conto del contenuto degli stessi. Addirittura ha posto domande a Becciu sulla base di un dossier presentato dal pentito Perlasca che però non è mai stato depositato e reso alle difese e al tribunale. Ora, è chiaro che Diddì non conosca la procedura penale dello Stato della Città del Vaticano ma questo modo di procedere renderà nullo tutto l'operato di quell'ufficio.

Prossima udienza domani 

La prossima udienza si celebrerà domani, 19 maggio con l'interrogatorio di Sua Eminenza il Sig. Cardinale Angelo Becciu, al quale seguirà quello del dott. Fabrizio Tirabassi.

M.I.

Silere non possum

Udienza del 05 maggio 2022