Arcidiocesi di Colonia: nella Chiesa qualcuno pensa alla privacy?



The (also Catholic) press is now using pornography to attack the Archdiocese of Cologne and its archbishop.





“Chissà perché i pubblici ministeri sono entrati nelle stanze dell’arcivescovado di Colonia”, qualcuno ebbe a dire in Vaticano quando Silere non possum ha dato la notizia delle perquisizioni, violative di qualunque norma concordataria, da parte della magistratura tedesca ai danni dell’Arcidiocesi di Colonia e del cardinale di Santa Romana Chiesa Rainer Maria Woelki.

È chiaro che questo problema non riguarda soltanto l’arcidiocesi tedesca ma ogni nostra realtà ecclesiastica. In Italia come in altri Paesi. La magistratura negli anni ha calpestato qualunque norma legale e tutti gli accordi politici che sono stati stipulati nel tempo. “Con l’aria che tira – lamenta un porporato – qualche giorno ci ritroveremo la polizia italiana anche nelle nostre abitazioni in Vaticano”. Eminenza, che dire, è già accaduto. Non ci siamo forse tirati in casa un avvocato romano che ad un qualunque concorso sarebbe stato bocciato? Non abbiamo forse allattato analfabeti romani che ora giocano a fare gli ispettori Gadget e Grisù il draghetto?

Visto che nessuno si lamenta, quindi, perché qualcuno si dovrebbe fermare? Ed ecco che in queste ore arriva chiara la motivazione dell’irruzione dei magistrati tedeschi nella casa del cardinale e negli uffici di curia. I quotidiani, anche cattolici (sic!), in Germania, titolano: “Computer di alti prelati dell’Arcidiocesi hanno fatto accesso a siti pornografici”. 



Pur di attaccare la Chiesa…

Uh la la! Che dramma. Vi abbiamo colti con le mani nella marmellata. Tralasciando il fatto che se una persona davvero vuole visitare dei siti pornografici non lo fa con un computer dell’ufficio. Risulterebbe alquanto difficile guardarsi un porno mentre arriva il vescovo a chiederti di vidimare dei documenti. Questo, però, non è affatto importante. Ciò che è chiaro è che il fine è attaccare la Chiesa. Punto! Sono anni che tentano di incastrare il cardinale Rainer Maria Woelki dicendo che ha coperto abusi sui minori. Visto che questo tentativo non è andato a buon fine, allora bisogna ripiegare su altro. Tutto ciò che è penalmente rilevante non è stato ritrovato, quindi? Eh, quindi tiriamo fuori delle storielle che possano comunque scandalizzare la gente. Sì, il sistema è sempre lo stesso. Non cambia mai. Se poi abbiamo un Papa che, piuttosto che difendere i propri preti, li “sacrifica sull’altare dell’ipocrisia”, beh il gioco è fatto.

Nessuno in Germania ha pensato di mandare a processo dei pubblici ministeri che hanno passato informazioni riservate e senza alcuna rilevanza penale alla stampa? Non è chiaro, per la Chiesa vale tutto? Nessuna regola di riservatezza? Qui si tocca, ancora una volta, il tema dell’indagine a tutto spiano. Se io irrompo nella casa di una persona e inizio a scavare, beh, qualcosa prima o poi troverò no? A costo di uscire dicendo che la polvere non viene passata da giorni.

Forse qualcuno non ha ben chiaro che i diritti di un prete sono i medesimi di tutti gli altri. Dove sono i vescovi che tutelano i loro preti? Li abbiamo tutti messi sotto terra? Come nessuno si immagina di andare a guardare la cronologia internet di un pubblico ministero, allo stesso tempo non deve essere fatto neppure nei confronti di un ecclesiastico. A maggior ragione se non vi è nulla di penalmente rilevante.

Un caso simile lo abbiamo nella diocesi di Piazza Armerina dove mezzo presbiterio diocesano è stato sottoposto ad intercettazione per dei presunti abusi commessi da un sacerdote della diocesi. Vescovo e preti tutti intercettati. Non l’accusato, il che sarebbe legittimo. Anche i suoi confratelli. Della serie: ‘ndo cojo cojo. I PM italiani non sono tanto diversi da quelli tedeschi e, quindi, in aula sono state ascoltate le registrazioni di fatti che non c’entravano nulla con il processo ma erano utili a farsi gli affari dei preti della diocesi. Nessuna tutela per il vescovo e per il suo delicato ministero. Nulla.

Anche la risposta dell’Arcidiocesi di Colonia è vergognosa. Non si può dire di effettuare controlli di routine sulle ricerche effettuate dai dipendenti. Se si cerca materiale di tipo pedopornografico, lo si deve fare su segnalazione di qualche comportamento allarmante, non per puro piacere. Inoltre, cosa si vuole dimostrare dicendo che sono stati “bloccati dei tentativi di accesso a siti pornografici”? In curia non lavorano laici? Eh, ma il titolo “alti prelati” è più accattivante. A Colonia nessuno ha mai sentito parlare di siti che aprono pagine a caso? Solitamente le prime che si aprono sono proprio quelle.


Privacy nella Chiesa

Questo episodio offre l’opportunità di parlare di un altro problema che non sembra preoccupare il Supremo Legislatore che ogni giorno si alza con una idea di Motu Proprio differente. La privacy nella Chiesa.

È si vero che la Scrittura dice: “non c’è niente di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto” ma, appunto, parla al futuro. In ben altre circostanze. Al momento, forse, sarebbe utile se anche come Chiesa iniziassimo a preoccuparci della privacy, in particolare dei chierici. Perché quando si tratta dei laici (si vedano le questioni inerenti ai dati personali negli archivi) ci si muove su spinta del quotidiano di turno. Quando si tratta dei chierici, però, qualcuno fa spallucce.

Il caso americano che Silere non possum ha raccontato, dove era coinvolto anche un represso e tracagnotto giornalista americano, è un esempio. Molti vescovi e rettori dei seminari, iniziano già dagli anni del seminario. L’occhio, non quello di Dio, viene puntato su di te. Abbiamo così quegli economi che vogliono introdurre le tessere per l’accesso ai seminari, così possono controllare quando esci e quando entri. Abbiamo i parroci che piazzano le telecamere anche nella casa parrocchiale dove vivono i confratelli più giovani. Anche qui in Vaticano non mancano esempi del genere. Dapprima abbiamo permesso ad un laico di farsi i fatti nostri piazzando telecamere ovunque e trasformando questo Stato in un Grande Flagello. Poi abbiamo Mauro Gambetti che ama spiare i canonici perché ha paura che parlino con Silere non possum e gli raccontino tutti gli “intrallazzi che porta avanti”. 

Come sempre, si tratta di gente irrisolta che non ha nulla da fare e, quindi, deve rendere la vita impossibile agli altri. In molti, poi, si presenta proprio sotto forma di patologia, ovvero il disturbo ossessivo compulsivo di personalità. Ne abbiamo parlato qui.

Eppure, la riservatezza è un aspetto fondamentale della vita della persona. Tutti ne hanno diritto, a maggior ragione se si svolge un ministero delicato come quello sacerdotale. Ma la voglia di mettere il naso dappertutto, è una smania che colpisce molti. Fra poco avremo anche chi ci sorveglierà nei confessionali. Durante questo pontificato da psicopolizia, poi, non è neppure necessaria una tua azione ma basta solo che tu l’abbia pensata. O, peggio ancora, è sufficiente che io pensi che tu possa aver pensato. Questo clima è deleterio e colpisce l’aspetto delle relazioni interpersonali. Stiamo “sfornando” giovani preti che non sono capaci a relazionarsi con gli altri, soprattutto perché ne hanno paura. Oggi siamo portati a non fidarci più di nessuno perché chiunque ci si palesa davanti è visto come una possibile minaccia. In questo modo precludi alla possibilità di conoscere persone nuove, approfondire legami e stringere amicizie. Amicizie sincere. Tutto il resto è una catena: insicurezza, solitudine, depressione, ecc…

In queste questioni concrete, quindi, possiamo constatare come fallisce il nostro operato. Se il messaggio evangelico, il quale è per eccellenza l’invito a non giudicare e a vivere l’amicizia sincera, viene propalato da persone che sono incapaci di relazioni sincere ed autentiche, ecco, forse qualche domandina dobbiamo farcela.

E il sistema del controllo e della ricerca del particolare pruriginoso abbiamo visto come viene utilizzato anche da ambienti della Segreteria di Stato per far fuori le persone. Sistema che si ripropone nelle diocesi. Il sospetto, l’illazione, quel clima da caccia alle streghe che ancora non abbiamo intenzione di abbandonare. Ma davvero non siamo stufi delle relazioni finte, dei sorrisi di cortesia, della paura, del sospetto, dell’ansia? Davvero non siamo stanchi di un sistema che ci sta portando al collasso? Non sarebbe forse più utile, a noi e alla Chiesa tutta, vivere con un po’ di ossigeno in più? Quell’ossigeno può arrivare solo da due cose: la vita di preghiera e l’amicizia sincera nella quale ci si può fidare dell’altro. 

d.S.L.

Silere non possum


Articolo pubblicato il 18 agosto 2023



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