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Leone XIV a Pompei: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo»
Città Del Vaticano08 maggio 2026

Leone XIV a Pompei: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo»

Nel primo anniversario del pontificato, il Papa celebra la Supplica alla Madonna del Rosario e rilancia la sfida della pace

Pompei - L'8 maggio dell'anno scorso, nel giorno in cui la Chiesa radunata in conclave affidava a Robert Francis Prevost il ministero di Successore di Pietro, Pompei pregava la sua Supplica. Un anno dopo, Leone XIV è venuto a riconoscere apertamente quel segno. «Dovevo dunque venire qui», ha detto nell'omelia, con la semplicità di chi constata un fatto.

Sono le 9.45 quando l'auto papale raggiunge il piazzale del Santuario. Ad accoglierlo il Rettore, monsignor Pasquale Mocerino, con il crocifisso da venerare e l'acqua benedetta per l'aspersione. Prima ancora di entrare, Leone XIV si ferma con gli ammalati e le persone con disabilità, che seguiranno la Messa dagli schermi. Poche parole: «La Mamma è sempre con noi».

Il nome, le orme, il programma

Nell'omelia - pronunciata in Piazza Bartolo Longo durante la Santa Messa celebrata alle 10.30, davanti a una folla raccolta nella solennità della Supplica - il Papa legge il proprio pontificato attraverso Pompei. La scelta del nome Leone lo colloca esplicitamente nella scia di Leone XIII, «che ebbe, tra gli altri meriti, anche quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario». A questo si aggiunge la recente canonizzazione di Bartolo Longo, «apostolo del Rosario», avvenuta sotto il suo pontificato.

Il centocinquantesimo anniversario della posa della prima pietra del Santuario offre l'occasione per richiamare san Giovanni Paolo II, che parlò in questo luogo nel 2003, al termine dell'Anno del Rosario: «Oggi - disse allora - come ai tempi dell'antica Pompei, è necessario annunciare Cristo a una società che si va allontanando dai valori cristiani». Leone XIV rilancia quella sfida per il presente.

Il Rosario come struttura teologica

Il centro dell'omelia è una meditazione sul santo Rosario. Il Papa parte dall'Annunciazione - «il momento in cui il Verbo di Dio si fa carne nel grembo di Maria» - e da lì percorre la struttura contemplativa della preghiera mariana. La ripetizione dell'Ave Maria non stanca chi prega: «Non è forse proprio dell'amore ripetere senza stancarsi: "Ti voglio bene"?»

Leone XIV cita Bartolo Longo - «L'Eucaristia è il Rosario vivente» - e la Rosarium Virginis Mariae di san Giovanni Paolo II. Il Rosario come «compendio del Vangelo», come ritmo della vita cristiana che riconduce continuamente a Cristo: il cuore cristologico ed eucaristico della devozione mariana viene affermato con chiarezza, dentro una continuità magisteriale che il Papa tiene ben visibile. Vale la pena fermarsi sulla sottolineatura sul Cenacolo. Nell'attesa tra l'Ascensione e la Pentecoste, Maria e gli Apostoli custodivano insieme il ricordo di Gesù, «facevano a gara nel ricordare i diversi momenti della vita» del Signore. Da quell'assemblea in preghiera, suggerisce Leone XIV, nasce il cammino contemplativo della Chiesa.

La pace, le guerre, il rifiuto della rassegnazione

Nella parte conclusiva Leone XIV si fa più diretto. Le parole sulle guerre in corso - «le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo» - arrivano dopo una lunga meditazione sulla preghiera e sulla carità, e portano il peso di tutto ciò che le precede. Il Rosario «spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo»; la carità verso Dio e quella verso il prossimo sono, cita san Giovanni, «due facce della stessa medaglia». Il riferimento al raduno di Assisi del 1986 e alle recenti invocazioni per la pace di Francesco e dello stesso Leone XIV colloca la Supplica di Pompei dentro una tradizione di intercessione che il Papa considera ancora aperta: «I tempi da allora non sono migliorati». «Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono.»

La chiusura dell'omelia ha la forma di un'affermazione senza appello: «Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell'amore». Una frase che Leone XIV pronuncia da un Santuario la cui facciata, ricorda lui stesso, fu concepita da Bartolo Longo come monumento alla pace. Al termine della celebrazione, il ringraziamento dell'arcivescovo prelato di Pompei, monsignor Tommaso Caputo. Il Papa ha poi salutato i collaboratori della Delegazione Pontificia e ha pranzato nella Sala Marianna De Fusco prima di partire per Napoli.

d.V.B.
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