Ordine di Malta

Roma - Il 10 aprile 2026 Leone XIV ha approvato il Rescriptum ex Audientia Sanctissimi firmato dal cardinale Gianfranco Ghirlanda sull’Ordine di Malta. Il provvedimento interviene su quattordici disposizioni: cinque articoli della Carta Costituzionale e nove del Codice Melitense. Si tratta di una revisione puntuale, affidata alla mano di chi interviene su un assetto già definito per correggerne alcuni snodi, senza ridisegnarne l’impianto complessivo.

Eppure proprio per questo merita attenzione: è il primo atto normativo del pontificato di Prevost sulla legge fondamentale del più antico ordine religioso-cavalleresco della cristianità, e da come è stato confezionato si capisce qualcosa del rapporto che il nuovo Papa intende avere con un'istituzione che Francesco ha governato, per quasi un decennio, con il pugno.

Cosa cambia davvero

L'eleggibilità dei membri in Obbedienza alle Alte Cariche - con la sola eccezione del Gran Commendatore - non è introdotta ora: era già nero su bianco nell'articolo 20 §3 del testo del 2022. Così come la soglia dei quindici membri per erigere un'Associazione, che taluni presenteranno come una stretta, è semplicemente rimasta dov'era.

Le modifiche reali sono altre, e hanno una logica precisa. La prima è l'introduzione dei limiti di mandato: i titolari delle Alte Cariche restano in carica sei anni e per non più di due mandati, su terna ora qualificata come «vincolante» (art. 20 §3); identico tetto triennale, con una sola rielezione e un terzo mandato subordinato ai due terzi, viene esteso ai rappresentanti del Secondo e Terzo Ceto nei Consigli Direttivi (art. 50 §2). La seconda è il rafforzamento dei contrappesi collegiali interni: per erigere Priorati, Sottopriorati e Associazioni - e per approvarne gli statuti - non basta più la volontà del Gran Maestro, ma occorre il consenso congiunto del Consiglio dei Professi e del Sovrano Consiglio, con una clausola molto chiara: «in caso di voto non concorde il Gran Maestro non può agire» (artt. 38 e 46). La terza è una ricalibratura dell'ammissione all'Aspirantato, la cui accettazione passa ora al Gran Maestro con il consenso del Consiglio dei Professi (artt. 9 e 10). Il resto è disciplina religiosa: gli esercizi spirituali, prima di durata unica, diventano graduati per ceto e in alcuni casi più lunghi (da tre a cinque giorni all'art. 74; otto, cinque e tre giorni agli artt. 189 e 195).

La parabola di Francesco: meno sovranità, più Santa Sede

Per misurare la portata di questo Rescritto occorre ricordare da dove si viene. La crisi esplode nel dicembre 2016 con la rimozione del Gran Cancelliere Albrecht von Boeselager e prosegue nel gennaio 2017 con le dimissioni - chieste dal Papa - del Gran Maestro Matthew Festing, che si era opposto alla commissione pontificia rivendicando «la piena autonomia dei Cavalieri di Malta». Da quel momento Francesco imbocca una linea che non lascia margini di interpretazione: la sovranità dell'Ordine è funzionale, subordinata, e in ultima istanza recessiva rispetto alla sua natura di ordine religioso dipendente dalla Sede Apostolica.

Lo strumento è il delegato speciale: prima Angelo Becciu (febbraio 2017), poi - dopo la guerra che lo stesso Francesco avviò contro quest’ultimo - Silvano Maria Tomasi (novembre 2020), affiancato dal canonista gesuita Gianfranco Ghirlanda. Con lettera del 25 ottobre 2021 il Papa attribuisce al delegato facoltà straordinarie: convocare e co-presiedere il Capitolo Generale, approvare la nuova Carta, convocare il Consiglio Compìto di Stato per l'elezione del Gran Maestro. È un commissariamento di fatto, esercitato sopra la testa dei vertici dell'Ordine.

Il punto di non ritorno è il 3 settembre 2022. Francesco promulga, approvandola in proprio, la nuova Carta Costituzionale e il Codice Melitense; revoca le Alte Cariche; scioglie il Sovrano Consiglio e ne nomina uno provvisorio; convoca il Capitolo Generale Straordinario del 25 gennaio 2023. Nel decreto richiama la sentenza del Tribunale cardinalizio del 24 gennaio 1953, istituito da Pio XII, secondo cui le prerogative di sovranità dell'Ordine «non costituiscono quel complesso di poteri» proprio degli enti pienamente sovrani: trattandosi di ordine religioso, esso «dipende, nelle sue diverse articolazioni, dalla Santa Sede». È la dottrina della sovranità dimezzata, ribadita con la forza di un atto pontificio. E quando l’ala critica, soprattutto tedesca, protesta agitando proprio lo spettro della perdita di sovranità, Ghirlanda taglia corto, come è solito fare quando non sa cosa sta facendo ma vuole farlo per ideologia: una scissione «la può fare soltanto la Santa Sede», e chi protesta «non comprende la funzione che ha il Papa nella Chiesa cattolica».

Il quadro si chiude nel 2023: Fra' John Dunlap eletto Gran Maestro il 3 maggio, la nomina di Ghirlanda a Cardinale Patrono il 19 giugno, la fine del mandato del delegato speciale. La carica di Gran Maestro, un tempo a vita, è ormai a tempo. L'Ordine esce dalla crisi più piccolo, più disciplinato e più romano di come vi era entrato.

Continuità o cambio di marcia?

Questo Rescritto prosegue questa traiettoria di ridimensionamento o la inverte?

Nella forma, è pura continuità. Le modifiche sono «approvate in forma specifica» dal Papa: significa che la legge fondamentale dell'Ordine continua a non poter essere toccata senza il sigillo costitutivo del Pontefice. L'impianto eretto nel 2022 - l'ultima parola a Roma sulla Carta - non viene scalfito di una virgola; anzi, Leone XIV lo usa, esercitandolo attraverso lo stesso uomo che quella Carta l'ha scritta, il Cardinale Patrono Ghirlanda. Chi si aspettava un gesto di restituzione, un riconoscimento di autonomia, una marcia indietro rispetto a quanto fatto da Bergoglio ne resta deluso.

Ma nella sostanza il segnale è diverso. Nessuna delle quattordici modifiche aggiunge un grammo di potere alla Santa Sede, al Cardinale Patrono o al Papa sull'Ordine. Non c'è un solo nuovo controllo esterno. I contrappesi rafforzati agli articoli 38 e 46 sono interni: limitano il Gran Maestro a vantaggio dei consigli dell'Ordine - il Consiglio dei Professi e il Sovrano Consiglio - non a vantaggio di Roma. È vita costituzionale interna, di un corpo che regola sé stesso.

Inoltre, si tratta di un Rescriptum nato - lo dice il testo - «udita la richiesta presentata dal Gran Maestro», istruito dal Cardinale Patrono e approvato dal Papa. L'Ordine chiede, Roma ratifica. La stagione del commissariamento, dei delegati speciali con prerogative straordinarie, è archiviata: si è tornati al canale ordinario del Patrono. Il primo atto del nuovo pontificato sull'Ordine non è una nuova sottrazione, ma una manutenzione richiesta dall'interno e concessa dall'alto. Resta però aperta la questione di Gianfranco Ghirlanda, il cui operato ha prodotto in questi anni più di una criticità, nell’Ordine di Malta, nella Curia romana e in molte realtà in cui Francesco lo aveva imposto. Anche su questo fronte, prima o poi, sarà necessario intervenire.

S.V.
Silere non possum

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