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Leone XIV a Rimini: «Nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio»Vatican Media
Chiesa cattolica22 agosto 2026

Leone XIV a Rimini: «Nella Chiesa, ad ogni livello, l’autorità è servizio»

Dal Meeting alla Messa al porto davanti a oltre 45 mila persone, il Papa richiama misericordia, responsabilità e sobrietà nell’esercizio del potere. Il monito di Isaia diventa una chiave della giornata: ogni incarico resta un’amministrazione a termine.

Rimini - La mattinata si è aperta sul Titano, dove Robert Francis Prevost è stato accolto dai Capitani Reggenti Alice Mina e Vladimiro Selva, nell'anno in cui San Marino celebra cento anni di relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Nel discorso al Consiglio Grande e Generale, il parlamento sammarinese, il Papa ha indicato nella piccola repubblica un possibile «laboratorio di buona politica», capace di tenere insieme la laicità dello Stato e i principi cristiani che ne hanno segnato la storia. È il terzo pontefice a varcare i confini del Titano, dopo Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI nel 2011.

Dopo la preghiera nella basilica del santo patrono, Leone XIV ha pranzato a Pennabilli, nel convento delle monache agostiniane di Sant'Antonio. Un luogo che conosce da religioso prima ancora che da Papa: lo aveva già visitato due volte, nel 2005 e nel 2009, quando era priore generale dell'Ordine di Sant'Agostino.

Il pomeriggio lo ha portato alla 47ª edizione del Meeting di Comunione e Liberazione, quest'anno sul tema dantesco dell'amore che muove il sole e le altre stelle. La kermesse nacque nel 1980 dall'intuizione di don Luigi Giussani, fondatore del movimento: un incontro capace di generarne altri. Circa ventimila persone hanno accolto Leone XIV nel Grande Auditorium, altre decine di migliaia lo hanno seguito dagli altri padiglioni della Fiera: è la seconda volta nella storia del Meeting che vi partecipa un Papa, dopo san Giovanni Paolo II nel 1982. Nel suo intervento il Pontefice ha invitato a opporre la misericordia a quello che ha chiamato il «falso realismo», la logica che spinge al riarmo delle menti prima ancora che degli eserciti.

Da lì il trasferimento in Duomo, dove ad attendere il Papa c’erano gli ammalati, i disabili e le persone assistite dalla Caritas diocesana. Il vescovo di Rimini, monsignor Nicolò Anselmi, ha descritto la sua Chiesa come «viva, fatta di volti, generazioni, carismi e storie differenti», capace di stare accanto ai più fragili e di dare fiducia ai giovani.

Al porto, in serata, per la Santa Messa che ha chiuso la giornata, erano presenti oltre 45 mila persone. Commentando il Vangelo della confessione di Pietro a Cesarea di Filippo, Leone XIV ha insistito sulle chiavi consegnate all'apostolo come su un mandato di servizio: «nella Chiesa, ad ogni livello, l'autorità è servizio», ha detto, prima di indicare come esempio don Oreste Benzi, il sacerdote riminese fondatore della Comunità Papa Giovanni XXIII, che parlava di una vocazione a conformarsi a «Cristo povero» e «Cristo servo».

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Documento allegato
Visita pastorale del Santo Padre Leone XIV alla città di Rimini
Santa Messa nel Porto di Rimini

È però nella prima lettura, tratta da Isaia, che il ragionamento ha trovato il suo esempio più concreto. Il profeta racconta di Sebna, funzionario a cui il re Ezechia aveva affidato il rinnovamento di Gerusalemme e che, per ambizione, aveva finito per accumulare ricchezze e potere per sé e per la propria cerchia. Al suo posto subentrò Eliakim, uomo «solido nella sua rettitudine come un piolo piantato nel muro». Leone XIV ne ha tratto un principio che, di fatto, aveva già attraversato l'intera giornata, dal laboratorio politico sammarinese alla misericordia opposta al falso realismo del Meeting: tutto ciò che è affidato, cariche comprese, resta un'amministrazione a termine. Lo dimostra la sorte di Sebna, rimosso dall'incarico e sostituito da un uomo onesto.

L'ultima parte dell'omelia Prevost l’ha dedicata alla Romagna che ogni estate ospita milioni di turisti sulla costa adriatica. Il Papa ha descritto i romagnoli come gente «schietta e di indole gioviale, laboriosa e solidale», e ha invitato il territorio a restare accogliente, oltre che per il ristoro e il divertimento, anche per lo spirito, riprendendo una frase che Giovanni Paolo II aveva pronunciato proprio a Rimini nel 1982: «riposarsi significa incontrarsi con sé stessi». Ha messo in guardia da quella che ha chiamato «evasione»: l'illusione di trovare ristoro fuori, nel caos, quando il luogo più vero resterebbe nel raccoglimento interiore.

Ha citato infine la lettera pastorale con cui monsignor Anselmi, nell'ottobre 2024, aveva indicato alla diocesi sette atteggiamenti da coltivare: preghiera, unità, ascolto, coraggio, semplicità, gratitudine, bellezza.

Alle 20 il Papa ha salutato le autorità e ha lasciato il porto in elicottero, diretto in Vaticano. Si è conclusa così una giornata intensa e ricca di significato, durante la quale Leone XIV ha mostrato di vivere con evidente partecipazione gli incontri con i giovani e con le tante persone presenti. Ma, soprattutto, ha consegnato parole e indicazioni che aprono numerosi spunti di riflessione e sulle quali, certamente, sarà necessario tornare nelle prossime ore.

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