Città del Vaticano - Il Santo Padre Leone XIV ha nominato oggi, sabato 25 aprile 2026, Nunzio Apostolico in Libia Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Wojciech Załuski, Arcivescovo titolare di Diocleziana, già Nunzio Apostolico in Malta. Lo ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede, completando così l'avvicendamento aperto lo scorso 2 febbraio con il ritiro del salesiano cinese Savio Hon Tai-Fai.

La nomina giunge a meno di due mesi dal trasferimento del presule polacco sull'isola maltese - avvenuto il 28 febbraio scorso - e conferma una prassi diplomatica ormai consolidata, che da trent'anni unisce nella stessa persona del rappresentante pontificio l'accreditamento presso la Repubblica di Malta e quello presso il governo libico.

Una Nunziatura «itinerante» fra due sponde del Mediterraneo

Per cogliere il senso della decisione di Leone XIV occorre risalire alla geografia ecclesiale del Nordafrica. La Chiesa cattolica in Libia - povera di battezzati, segnata dal passato coloniale italiano e oggi schiacciata fra l'islam ufficiale, le emergenze migratorie e gli aiuti umanitari ai pochi cristiani residenti - non ha mai avuto sul proprio territorio un rappresentante pontificio stabile. Fino al 1965 gli interessi cattolici nel Paese erano affidati al Delegato Apostolico in Algeria. Dopo quella data, e per oltre tre decenni, la cura diplomatica della Libia rimase sub specie delegationis, senza piena rappresentanza. Solo il 10 marzo 1997, con il breve Ad firmiores reddendas di San Giovanni Paolo II, la Santa Sede e Tripoli stabilirono formali relazioni diplomatiche, dando vita alla Nunziatura Apostolica in Libia. Ma la sede non è mai stata realmente africana: già dal 1995, infatti, il rappresentante pontificio per quella circoscrizione risiede al palazzo della Nunziatura di Tal-Virtù, a Rabat di Malta, e da quando José Sebastián Laboa Gallego ricevette nel marzo del 1997 anche la promozione a Nunzio in Libia, l'unione personale fra i due incarichi è divenuta regola non scritta. Da allora, ogni Nunzio a Malta è stato anche - sistematicamente, se pure con tempi e atti distinti - Nunzio in Libia: da Luigi Gatti a Luigi Conti, da Félix del Blanco Prieto a Tommaso Caputo, da Aldo Cavalli ad Alessandro D'Errico, fino al menzionato Hon Tai-Fai. Una scelta di sobrietà logistica, certo, ma anche di prudenza politica: la Libia, dilaniata dalla guerra civile e dalla frammentazione del potere fra Tripoli e Bengasi, rende impraticabile la presenza fissa di un diplomatico vaticano sul suolo nazionale. Załuski, conformandosi a questa tradizione, continuerà a operare dalla residenza maltese di 20/22 Pietru Caxaru Street.

Il profilo di un diplomatico di lungo corso

Wojciech Załuski non è un volto nuovo nelle stanze della Segreteria di Stato. Nato il 5 aprile 1960 a Załuski-Lipniewo, nella Polonia centro-orientale e nella Diocesi di Łomża, ha compiuto gli studi ecclesiastici culminati nella licenza in diritto canonico. Il 1° giugno 1985 fu ordinato presbitero per la sua Chiesa particolare dalle mani del vescovo Juliusz Paetz. Pochi anni dopo il giovane sacerdote varcò la soglia della Pontificia Accademia Ecclesiastica e il 1° luglio 1989 entrò nel servizio diplomatico della Santa Sede. Ne è seguita una traiettoria geograficamente vastissima - Burundi, Malta (sì, già allora, come segretario di Nunziatura), Albania, Zambia, Sri Lanka, Georgia, Ucraina, Filippine, Guatemala - che lo ha plasmato come uomo di campo, abituato ai contesti complessi e ai cattolicesimi minoritari, ben più che agli ambienti curiali romani.

La consacrazione episcopale arrivò sotto Papa Francesco. Il 15 luglio 2014 Bergoglio lo nominò Nunzio Apostolico in Burundi e Arcivescovo titolare di Diocleziana, sede vescovile in partibus dell'antica provincia romana d'Africa. Il 9 agosto seguente ricevette l'imposizione delle mani dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Il motto episcopale che si scelse, Soli Deo - «a Dio solo [la Gloria]» - condensa una spiritualità sobria, quasi monacale, di derivazione paolina e ignaziana. Sei anni dopo, il 29 settembre 2020, Papa Francesco lo trasferì in Asia, affidandogli la triplice rappresentanza presso la Malesia, Timor Est e Brunei Darussalam: incarico delicato, che lo vide accogliere il Pontefice argentino nel viaggio apostolico del settembre 2024 a Dili, ultimo grande appuntamento internazionale del pontificato bergogliano prima dell'aggravarsi della malattia che lo avrebbe condotto alla morte nel Lunedì dell'Angelo del 2025. A nemmeno cinque anni di distanza - e dopo l'elezione di Robert Francis Prevost al Soglio di Pietro col nome di Leone XIV - per Załuski si è aperta dunque la porta di Malta, il 28 febbraio 2026, e oggi quella della Libia. Una doppia missione che nel volgere di poche settimane lo colloca, di fatto, fra i nunzi più strategici dell'area mediterranea: terra di rotte migratorie, di dialogo islamo-cristiano, di carità ecclesiale verso i naufraghi del Canale di Sicilia. Esattamente quel mosaico di urgenze pastorali e geopolitiche che il nuovo Pontefice sembra voler porre al centro della propria diplomazia.

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