Città del Vaticano - All'indomani della solenne cerimonia di giuramento svoltasi ieri, 6 maggio, nel Cortile di San Damaso, Papa Leone XIV ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico Vaticano il Corpo della Guardia Svizzera Pontificia. L'udienza, che ha riunito le nuove reclute insieme ai loro familiari giunti da ogni cantone della Confederazione elvetica, si è trasformata in un momento di profonda riflessione sulla vocazione di chi serve il Successore di Pietro.
Si è trattato di un'udienza dal significato particolarmente profondo, sia sul piano simbolico che su quello spirituale. Va ricordato, infatti, che Leone XIV ha recentemente scelto una Guardia Svizzera come aiutante di camera, chiamata ad affiancare Piergiorgio Zanetti, storico collaboratore che per anni ha servito Papa Francesco. Un segno di fiducia verso un Corpo che, nei secoli, ha servito il Successore di Pietro senza macchiarsi di episodi imbarazzanti - a differenza di quanto, purtroppo, è accaduto in tempi recenti all'interno della Gendarmeria Vaticana.
Il discorso pronunciato questa mattina assume però un valore ancora più rilevante se letto alla luce della realtà interna della Guardia Svizzera, dove si respira da tempo una spiritualità profondamente segnata dal carisma di San Josemaría Escrivá, e dove da qualche anno è presente anche un cappellano di formazione benedettina. In questo contesto, colpisce la scelta del Pontefice di non soffermarsi sugli aspetti operativi o funzionali del servizio, ma di parlare quasi esclusivamente di vita interiore, preghiera e cammino di santità.
Il messaggio, in fondo, è chiaro e potente: siete qui per svolgere un compito importante, ma ciò che davvero ci sta a cuore è la vostra anima. Un approccio che segna una discontinuità rispetto agli ultimi anni e che restituisce centralità alla dimensione vocazionale del servizio in Vaticano - non più soltanto un “impiego prestigioso” di cui “vantarsi” o una semplice “esperienza formativa”, ma un vero e proprio itinerario spirituale, da custodire e coltivare giorno dopo giorno.

L'omaggio alla Svizzera
Il Pontefice ha aperto il suo discorso con un saluto in italiano, tedesco e francese, accogliendo «Comandante, Ufficiali e tutti i membri della Guardia Svizzera Pontificia», insieme alle famiglie delle reclute e alle Autorità civili e militari presenti. Prevost ha voluto esprimere subito la sua riconoscenza «alla Nazione elvetica, da cui provengono le giovani reclute che si mettono con gioia al servizio del Papa», sottolineando come questi giovani siano «motivo di orgoglio» per la Svizzera e portino in Vaticano «i valori culturali e spirituali in cui sono cresciuti».
Il servizio come vocazione, non solo come mestiere
Il cuore del messaggio papale ha toccato la dimensione spirituale del compito affidato alle Guardie. Il Santo Padre ha ricordato che la missione, «innanzitutto militare», è «tuttavia inscindibile dalla vocazione alla santità di ogni battezzato». Una considerazione che il Papa ha sviluppato con parole significative: «Più che soldati, voi siete servitori che, a immagine di Cristo, andate incontro a coloro che hanno bisogno del vostro aiuto: non solo i membri della Curia o i funzionari in visita in Vaticano, ma anche i pellegrini e i turisti».
A sostegno di questa visione, il Pontefice ha citato il Vangelo di Matteo: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

I turni di notte come occasione di preghiera
Particolarmente toccante il passaggio dedicato ai momenti di silenzio che caratterizzano il servizio notturno. Leone XIV ha invitato le Guardie a trasformare quelle ore in un'opportunità spirituale, suggerendo letture, meditazioni e l'incontro con «il Maestro interiore». Il Papa ha poi proposto come modello di preghiera quella di San Nicola di Flüe, patrono della Confederazione: «Mio Signore e mio Dio, toglimi tutto ciò che mi impedisce di venire a Te; dammi tutto ciò che mi condurrà fino a Te; prendi me a me e dammi tutto a Te, affinché io Ti appartenga totalmente».
Il Pontefice ha anche evocato la bellezza dei luoghi in cui le Guardie prestano servizio - il Palazzo Apostolico, le Basiliche Maggiori, le porte dello Stato della Città del Vaticano - ricordando che «questa bellezza viene da Dio e conduce a Dio, il Padre del Bello e del Buono».

La vita in caserma e lo spirito di corpo
Leone XIV ha dedicato parole di incoraggiamento anche alla dimensione comunitaria della Guardia. La vita in caserma, ha osservato, è «un luogo privilegiato per sviluppare le virtù umane del servizio verso il prossimo, della generosità e dell'umiltà». Le amicizie che si costruiscono tra commilitoni, ha aggiunto, «forgiano la vostra anima al senso dell'onore e del dovere».
Al termine del suo discorso, il Papa ha affidato le Guardie alla protezione della Vergine Maria e dei santi patroni del Corpo: San Martino di Tours, San Sebastiano e San Nicola di Flüe. Dopo aver impartito la Benedizione Apostolica, Leone XIV ha voluto aggiungere un gesto personale: «Adesso saluteremo ogni famiglia e sarà un piacere, così, conoscervi e ringraziarvi personalmente».
Un'udienza che, all'indomani del giuramento di ieri, ha confermato il legame storico e spirituale che da oltre cinque secoli unisce il Successore di Pietro alle alabarde svizzere.