Algeri - La mattina del secondo giorno si apre ancora ad Algeri, dove Leone XIV ha trascorso la notte in Nunziatura. Alle 8.45 il Papa sale in auto verso l'aeroporto internazionale "Houari Boumédiène" e, poco meno di un'ora dopo, è già a bordo dell’A220 di Air Algérie diretto ad Annaba - l'antica Ippona. Atterrato alle 10.32 e accolto da alcune autorità locali, il Pontefice si avvia senza indugio verso il sito archeologico che più di ogni altro luogo in Algeria porta il peso della storia cristiana.

Tra le rovine di Ippona: la corona per Agostino

Alle 11.00 Papa Leone XIV attraversa le rovine dell'antica città romana, in silenzio, come chi cammina su un terreno che non è solo pietra ma memoria. Al termine del percorso, depone una corona di fiori nel luogo in cui per oltre trent'anni Agostino fu vescovo, pensatore, pastore. La corale dell'Istituto della Musica di Annaba intona un canto, e il Papa si raccoglie in preghiera. L'emozione è visibile, non si nasconde. Quel luogo per lui è qualcosa di speciale, e tornarci era uno dei primi desideri maturati dopo l'elezione al soglio di Pietro. Il gesto è eloquente di per sé: Leone XIV, papa agostiniano, si trova a rendere omaggio al proprio padre spirituale nella sua città.

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Alle piccole sorelle dei poveri: dove abita Dio

Alle 13.10 circa il Papa raggiunge in auto la Casa di accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri di Annaba. Una struttura semplice, quaranta anziani assistiti, suore, operatori, un arcivescovo emerito e un residente musulmano che testimoniano insieme il senso di quella casa. Leone XIV ascolta, poi prende la parola con una sobrietà che vale più di qualsiasi discorso elaborato: «Vi ringrazio di accogliermi in questa casa! Sono contento perché qui abita Dio, perché dove c'è amore e servizio, lì c'è Dio.» Ringrazia la Superiora, Madre Filomena, e monsignor Paul Desfarges, arcivescovo emerito di Algeri, le cui parole lo toccano visibilmente al punto da citare spontaneamente il Vangelo di Luca: le cose nascoste ai sapienti e rivelate ai piccoli. Poi rivolge parole di gratitudine al signor Salah Bouchemel, residente algerino musulmano, la cui testimonianza lo spinge a evocare il cuore di Dio: «Penso che il Signore, dal Cielo, vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità, possa pensare: allora c'è speranza! Sì perché il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d'amore e di pace, giorno per giorno.» Un momento breve, ma di rara intensità. Il Papa saluta poi individualmente ogni anziano della struttura, prima di recarsi a piedi alla vicina Casa della Comunità Agostiniana per il pranzo con i membri dell'Ordine.

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L'omelia nella Basilica di Sant'Agostino: nascere dall'alto

Il cuore di questa giornata arriva nel pomeriggio quando, alle 15.30, Leone XIV presiede la Celebrazione Eucaristica nella Basilica di Sant'Agostino ad Annaba. Nell’omelia il Papa riflette sul dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, e sul comando apparentemente impossibile che ne scaturisce: «Dovete rinascere dall'alto». Leone XIV non lo aggira, lo affronta: «Tale imperativo suona ai nostri orecchi come un comando impossibile. Ascoltando con attenzione Colui che lo dà, capiamo però che non si tratta di una dura imposizione, né di una forzatura o, tanto meno, di una condanna al fallimento. Al contrario, il dovere espresso da Gesù è per noi un dono di libertà, perché ci rivela una possibilità insperata: possiamo rinascere dall'alto, grazie a Dio». Qui il Papa cita Agostino: «Da', o Signore, quel che comandi e comanda quello che vuoi» - una preghiera che dissolve il paradosso dell'imperativo divino trasformandolo in abbandono fiducioso. L'omelia poi si apre verso il presente, verso le domande che ogni cristiano porta nel cuore: «Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare? Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo? Sì!» Poi il Pontefice si sofferma sugli Atti degli Apostoli e la comunità primitiva come modello: un cuore solo e un'anima sola, i beni in comune, la testimonianza della Risurrezione come fondamento di tutto. Leone declina questo canone apostolico come «criterio di riforma ecclesiale», ma chiarisce subito che solo «una riforma che inizia dal cuore» può «essere vera». Non strutture, non procedure: il cuore. L'omelia si chiude con un'immagine di straordinaria bellezza per i cristiani d'Algeria, minoranza fragile e preziosa in un Paese a stragrande maggioranza musulmana: «La vostra presenza nel Paese fa pensare all'incenso: un granello incandescente, che spande profumo perché dà gloria al Signore e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle. Quest'incenso è un piccolo, prezioso elemento, che non sta al centro dell'attenzione, ma invita a rivolgere i nostri cuori a Dio, incoraggiandoci l'un l'altro a perseverare nelle difficoltà del tempo presente.»

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Il congedo: un dono della Provvidenza

Al termine della Messa, il vescovo di Constantine monsignor Michel Guillaud ringrazia il Papa a nome di tutta la comunità. Leone XIV risponde con parole che suonano come un bilancio: «Considero questo viaggio come un dono speciale della Provvidenza di Dio, un dono che mediante un Papa agostiniano il Signore ha voluto fare a tutta la Chiesa. E mi pare di poterlo riassumere così: Dio è Amore, è padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Rivolgiamoci a Lui con umiltà, confessiamo che l'attuale situazione del mondo, come una spirale negativa, dipende in fondo dal nostro orgoglio. Abbiamo bisogno di Lui, della sua misericordia. Solo in Lui trova pace il cuore umano e solo con Lui potremo, tutti insieme, riconoscendoci fratelli, camminare su vie di giustizia, di sviluppo integrale e di comunione.» Alle 17.58, dall'aeroporto internazionale "Rabah Bitat" di Annaba, il Papa risale sull'A220 di Air Algérie. Direzione Algeri.

Verso il Camerun

La pagina algerina si chiuderà domani mattina con la cerimonia di congedo all'aeroporto "Houari Boumédiène" di Algeri, alle 9.40. Alle 10.10 Leone XIV salirà nuovamente su un aereo, questa volta diretto molto più a sud: destinazione Yaoundé, capitale del Camerun, terza tappa di questo viaggio apostolico africano. L'atterraggio all'aeroporto internazionale di Yaoundé-Nsimalen è previsto per le 15.20, con cerimonia di benvenuto. Da lì, il programma si fa subito fitto: alle 16.20 la visita di cortesia al Presidente della Repubblica nel Palazzo Presidenziale, seguita un'ora dopo dall'incontro con le autorità civili, la società civile e il corpo diplomatico. Due appuntamenti che disegnano la dimensione insieme politica e culturale di ogni viaggio papale, dove la Chiesa si presenta al mondo non come potenza, ma come interlocutore.

Alle 17.45 il Papa visiterà l'orfanotrofio Ngul Zamba. La giornata si chiuderà infine alle 18.25 con un incontro privato con i vescovi del Camerun, nella sede della Conferenza Episcopale.

p.D.S. e L.B.
Silere non possum

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