Roma - Sul vaticanista de Il Tempo Francesco Capozza si sta concentrando l'attenzione di chi segue le cronache vaticane e giudiziarie. A delineare il quadro è una lunga inchiesta della testata Silere non possum, che documenta una serie di condotte gravissime: dagli insulti pubblici a sfondo omofobo e sessualizzante rivolti a sacerdoti e laici, fino a procedimenti penali in corso per estorsione, atti persecutori e stalking. Una vicenda complessa, sostenuta da atti giudiziari, querele, post social e registrazioni audio-video.

Il linguaggio: insulti omofobi e contenuti sessualizzanti

Capozza - che, va precisato, non risulta iscritto all'Ordine dei giornalisti, il quale lo ha anzi denunciato per essersi falsamente dichiarato giornalista, anche nel curriculum presentato alla Regione Marche - è autore di numerose dirette social e post nei quali ricorrono espressioni a sfondo sessuale e marcatamente omofobo nei confronti di figure ecclesiastiche.

In una diretta TikTok di pubblico dominio, Capozza si riferisce a padre Enzo Fortunato con espressioni di carattere sessuale e omofobo, per poi diffamare il responsabile di un noto Atelier sulla base di semplici pettegolezzi. Nella stessa diretta arriva ad accusare apertamente il cardinale Angelo Bagnasco di aver violato il segreto del Conclave e a tirare in ballo il cardinale Marcello Semeraro, oltre a muovere accuse infondate contro un sacerdote.

Particolarmente grave, sotto il profilo della reiterazione delle condotte, è la diretta Instagram del 1° maggio 2026, nel corso della quale Capozza ha diffamato anche un avvocato del foro di Milano. Per quella diretta è stata presentata una relazione formale al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Milano, perché valuti le tutele nei confronti del professionista coinvolto. Va ricordato che già nel 2016, ai tempi in cui ricopriva la carica di vicepresidente del Corecom Marche - incarico dal quale fu poi rimosso - Capozza definì pubblicamente "vacca" Tiziana Cantone, la donna che si tolse la vita dopo la diffusione virale di alcuni video privati. Una frase pubblicata sul suo profilo Twitter mentre Cantone era già morta suicida, che all'epoca scatenò forti reazioni.

Il processo per estorsione e stalking dell'ex fidanzato

Al di là delle condotte verbali, sul vaticanista pende un procedimento penale di estrema gravità. La Procura di Roma ne ha chiesto il rinvio a giudizio per estorsione, atti persecutori e stalking ai danni di un ex fidanzato. Secondo l'impianto accusatorio, suffragato da chat e registrazioni audio agli atti, Capozza avrebbe estorto denaro al suo ex compagno minacciandolo di rendere pubblica la sua omosessualità.

Capozza è stato interrogato il 23 aprile 2026. Il procedimento, instaurato da tempo, ha subito ritardi rilevanti perché - come si legge nel fascicolo - l'imputato risultava per oltre un anno "irreperibile" alle ricerche della polizia. Vale, ovviamente, la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.







Civitavecchia: feci sull'auto dei vicini, minacce e l'arma del "titolo"

Un secondo fronte giudiziario è aperto a Civitavecchia, città in cui Capozza risiede e che indica apertamente sui propri profili social. Due residenti lo hanno denunciato per condotte gravissime: avrebbe spalmato delle feci sull'automobile dei vicini, lanciato escrementi nel loro giardino e rigato la stessa vettura. Episodi accompagnati da minacce reiterate, nelle quali, secondo gli atti della Procura, Capozza ricorreva a frasi come «sono giornalista» e «adesso vedrete» - paventanto un titolo in chiave intimidatoria che, come accertato dall'Ordine, peraltro non possiede.

I due vicini hanno prodotto prove audio, video e fotografiche, e Capozza è già stato raggiunto da un decreto penale di condanna, contro il quale potrà ovviamente difendersi nelle sedi opportune. Il quadro che emerge è quello di un metodo intimidatorio reiterato, sempre incardinato sul millantato titolo professionale.





Lo stalking contro Silere non possum

Il terzo capitolo riguarda l'ossessione che da anni Capozza mostra nei confronti della testata Silere non possum e del suo direttore Marco Felipe Perfetti. Un quotidiano online regolarmente registrato in Estonia che si occupa di Vaticano e Chiesa Cattolica e da anni è divenuto punto di riferimento per l’informazione vaticana. Una condotta che la testata documenta con centinaia di post, screenshot, video e atti depositati.

Secondo quanto ricostruito, Capozza ha pubblicato il luogo di residenza e documenti personali e familiari del direttore, nonostante la normativa sulla privacy; si è recato sotto la sua abitazione per verificarne di persona l'indirizzo; si è presentato sotto la sede legale della testata a Roma; ha contattato sistematicamente sacerdoti ed ex seminaristi per ottenere informazioni private; ha accusato alcuni prelati di essere “fonti” di Silere non possum, ad ogni articolo pubblicato da Silere non possum ha risposto con una sequenza ininterrotta di insulti omofobi, allusioni e diffamazioni, arrivando a dichiarare pubblicamente di voler "distruggere" e "cancellare" il direttore della testata.

A fronte dell'inerzia - denunciata da Silere non possum - delle Procure di Roma e Civitavecchia e della Polizia Postale, la testata ha scelto la via civile, citando in giudizio Capozza per diffamazione con richiesta di risarcimento per ciascun singolo post. I legali di Capozza, è bene precisarlo, non si sono presentati alla mediazione obbligatoria prevista dalla legge prima del giudizio civile.

Le domande che restano aperte

Sullo sfondo, una questione istituzionale che la testata pone esplicitamente: come è possibile che Francesco Capozza risulti tuttora accreditato presso la Sala Stampa della Santa Sede, pur non essendo giornalista iscritto all'albo e a fronte di procedimenti penali pendenti per reati di particolare gravità? Come è possibile che un personaggio che insulta i sacerdoti definendoli omosessuali possa essere accreditato alla Sala Stampa del Papa?

Una domanda che, al netto delle posizioni delle parti, riguarda direttamente la responsabilità di chi gestisce gli accrediti vaticani - Paolo Ruffini, Andrea Tornielli e Matteo Bruni - e la credibilità complessiva del sistema dell'informazione vaticana. Mentre i procedimenti seguono il loro corso, e mentre vale per tutti la presunzione di innocenza, la documentazione disponibile - querele, decreti penali, atti d'accusa, registrazioni - impone una riflessione che nessuno può rinviare.

Marco Perfetti
Silere non possum

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